SCAFFALE

Bregonze

392_BregonzeLa “banda del clic” ha colpito ancora! Stavolta le micidiali macchine fotografiche di Giuseppe Stella e di Valter e Luca Borgo, sono state puntate sulle “Bregonze”, ricavandone un volume di fotografie di assoluto valore e interesse.
Si tratta di oltre duecento foto, la maggior parte a colori e il resto in bianco e nero; ordinate in sezioni, si riferiscono ai diversi aspetti di questo sistema collinare su cui afferiscono ben 5 Comuni.
Gran parte ha naturalmente il paesaggio, sia quello ancora naturale che quello modificato dall’uomo, con scorci che risultano essere intrinsecamente poetici e che sono stati colti con una delicata sensibilità e una profonda nostalgia.
Ci sono poi le foto degli insediamenti umani, da cui sembra emergere che l’uomo nel paesaggio delle Bregonze, storicamente ha saputo integrarsi, traendone tutti i benefici, senza comunque stravolgerne il delicato equilibrio.
Lo stesso si può dire per la parte religiosa, che documenta un prezioso patrimonio culturale tramandato nei secoli, come punto fermo di riferimento devozionale tra presente e passato storico.
Non mancano i riferimenti storici, di una storia non solo millenaria, con Gregorio Magno che sale le colline a dirso di una mula per derimere questioni di confine tra i parroci (si legga B. Segalla “Le orme dei padri”), ma anche della storia recente, con le Bregonze che hanno visto i nazi-fascisti scatenare l’eccidio di Marola, e successivamente il formarsi qui della Brigata partigiana “Mameli” che ha saputo dare un grosso contributo di lotta e di sangue alla lotta di Liberazione nazionale.
Restano infine le immagini di persone che sulle Bregonze tuttora vivono e lavorano, trovando in una integrazione con la natura non solo motivi di sussistenza ma anche di liberazione dal parossismo del vivere in città.
Questi ed altri aspetti colti nelle immagini sulle Bregonze, attestano secondo noi una molteplicità e una ricchezza di forme di vita, molteplicità e varietà che ci sembrano comunque pervase da uno stesso spirito, che informa il paesaggio così come le persone, e che i nostri fotografi hanno magistralmente saputo cogliere.
Stiamo parlando di quel senso di calma, di aspetti paesaggistici diversi pervasi da uno stesso equilibrio, che non è mai esagerazione o frattura, ma che scaturisce da quell’equilibrata concezione della vita che il paesaggio nelle sue dolci e digradanti forme inevitabilmente inspira.
Da sempre, dalla sottostante laboriosa pianura che ha al centro il sistema collinare delle Bregonze, la gente in tempo di pace, come in tempo di guerra, è salita non solo per corroboranti passeggiate, ma in cerca di quel senso di libertà che l’immersione nella natura delle Bregonze inevitabilmente inspira. Come dire che, secondo noi, dalle immagine di G. Stella e di Valter e Luca Borgo, le colline delle Bregonze appaiono sul serio (come le abbiamo altrove definite) “le colline della nostra libertà”.

Ferdinando Offelli - 2 dicembre 2017

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