TEATRO

Il padre

390_IlPadredi Rita Busin
“Il padre”, un commovente e toccante testo di Florian Zeller, vincitore nel 2014 del prestigioso Prix Molières, è stato recentemente presentato al Teatro Comunale di Thiene all’interno della 38^ rassegna teatrale.
La storia è amara, pungente e ironica, la durata dello spettacolo e di un’ora e quaranta minuti; sul palcoscenico due straordinari attori cominciano a raccontarci in un elegante appartamento della borghesia parigina, la trama; comprendiamo che Andrea ha i sintomi di un inesorabile Alzheimer e sua figlia Anna, che è molta legata a lui, per la sua sicurezza lo porta a vivere da lei.
Noi per un’ora abbondante non riusciamo a dare un senso logico a quello che vediamo, non comprendiamo: sul palco si mescolano scene reali a quelle immaginate, siamo disorientati e confusi; poi piano piano capiamo che questo innocuo uomo anziano sempre in pigiama con l’ossessione per il suo orologio, è in una condizione di disagio mentale, scambia sua figlia per un’altra, travisa l’identità del partner di Anna, maltratta o lusinga le badanti di turno; Andrea ci sta portando nel suo mondo, nella sua testa, dentro la sua malattia, la platea assorbe il suo smarrimento.
La regia di Piero Maccarinelli sicura e lucida, racconta con leggerezza e con un sorriso cosa succede quando una persona è colpita da questa terribile malattia.
Alessandro Haber è in stato di grazia, la sua bravura è da togliere il fiato, il suo Andrea ci commuove e ci emoziona, anche perchè recita non solo con le parole ma anche con l’atteggiamento del corpo; noi partecipiamo al progressivo peggioramento della sua malattia, alla sua perdita di memoria, al suo confondere luoghi e persone.
La situazione diventa pesante, angosciosa, anche se ci sono tocchi di alleggerimento come quando per fare colpo a una delle tante badanti Andrea simpaticamente si improvvisa ballerino di tip tap.
Per Anna, la figlia interpretata da una splendida Lucrezia Lante della Rovere, la sua bravura è una conferma; abbiamo di lei un ottimo ricordo di quando nell’aprile del 2014 su questo stesso palco è stata interprete di “John Gabriel Borkman”, spettacolo bellissimo; qui lei rappresenta con eleganza il suo misurarsi di figlia con un groviglio di sentimenti, come ansia, smarrimento, apprensione, o il dover prendere dolorose decisioni.
Ritroviamo Andrea in una clinica con la mente sempre più svuotata, la faccia smarrita e gli occhi sbarrati, ci intenerisce e ci turba.
Non hanno sfigurato gli altri interpreti, ci è piaciuta molto una giovane Ilaria Genatiempo nel ruolo della badante Laura, bella e brava.
Platea entusiasta, applausi tanti e convinti e un Alessandro Haber sul palco che fa un appello per dare una mano , all’uscita, agli sforzi dell’Associazione italiana malattia di Alzheimer.

Ferdinando Offelli - 4 dicembre 2017

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