SCAFFALE

Il re di Girgenti

CamilleriChe Andrea Camilleri non sia solo Montalbano ma anche un buon narratore lo sapevamo da tempo; ulteriore conferma l’abbiamo avuta con il suo romanzo “Il re di Girgenti” uscito per i tipi della Sellerio nel 2001.
Premesso che Girgenti è il nome antico di Agrigento, il romanzo è ambientato nel 1708 quando a Girgenti ci fu una rivolta popolare.
Più che di un romanzo si tratta di una saga familiare, che comincia con Gisuè che salva un nobile principe suicida; dopo aver avuto alcuni benefici per il suo gesto, Gisuè sarà invitato dallo spesso principe ad aiutarlo a suicidarsi, cosa che avverrà, ma che, per le beghe ereditarie, sarà attribuita a lui, venendo accusato di omicidio del principe, e con quindi la relativa condanna alla pena capitale.
Il figlio di Gisuè, Zosimo, viene seguito per tutta la sua vita di contadino e diventa punto di riferimento per la comunità in cui vive, per le sue doti di equilibrio e saggezza nelle varie occasioni, tanto che alla fine, in occasione di una rivolta popolare, a furor di popolo venne eletto Re di Girgenti, circondato dalla corte più improbabile che possa esistere, come il valletto Cocò, il mago Apparenzio, don Aneto che ama gli afrori, l’inquietante padre Uhù e il diavolone Zaleos, uscito dalle acque a cavallo di un coccodrillo.
A poco gli valgono le due doti di saggezza e giustizia nell’amministrazione del potere, perché naturalmente deve far conto con le inimicizie interne ed esterne che il potere inevitabilmente suscita, al punto da essere a sua volta tradito e finire sulla forca, condannato all’impiccagione.
Una pagina di grande letteratura è proprio l’esecuzione di Zosimo, che per raggiungere il patibolo deve salire sei gradini. Una salita durante la quale, di gradino in gradino, Zosimo rivede in un lento play-back le varie fasi della sua lunga vita.
La stessa impiccagione sembra essere vissuta da Zosimo come una beffa, con lui che, al momento culminante, si attacca al filo dell’aquilone che lo porta in alto, da dove, col fresco venticello che spira, vede laggiù il palco con il suo corpo che penzola sulla forca. Da lassù si mette a ridere felice e contento, salvato dalla sua stessa fantasia.
È proprio questa l’atmosfera improbabile ma certamente poetica che aleggia per tutto il romanzo, con i personaggi che conducono la loro vita grama, piene di stenti, vittime del potere, ma che alla fine trovano sempre modo di evadere dalle situazioni più tragiche, non tanto per interventi provvidenziali, quanto più per la forza inventiva della fantasia che fa loro escogitare gli scherzi contro un destino spesso beffardo.

Ferdinando Offelli - 13 gennaio 2018

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