TEATRO

Questi fantasmi!

Questi fantasmi di Eduardo regia di Marco Tullio GiordanaCertamente buon teatro, teatro di mestiere, quello recentemente presentato al Comunale di Thiene nell’ambito della 38^ Stagione Teatrale; è andata in scena la commedia “Questi fantasmi!” di Eduardo De Filippo, per la regia di Marco Tullio Giordana.
Evitiamo l’ingeneroso confronto con l’edizione che qualche stagione fa al Comunale di Thiene ha visto protagonista Carlo Giuffrè, per non parlare naturalmente di quella in qualche modo autobiografica che nel 1945 vide lo stesso Eduardo sulla scena.
La vicenda è quella di Pasquale Lojacono (Gianfelice Imparato) che con la giovane moglie Maria (Carolina Rosi) va ad abitare gratuitamente in un immenso palazzo (18 camere e 68 balconi) per sfatare la nomea che vi si aggirino dei fantasmi.
Naturalmente l’unico fantasma, presunto tale, è Alfredo, l’amante della moglie, il quale per tacitare il marito lascia in regalo delle piccole somme di denaro che diventano l’unico sostentamento del nostro cornuto.
Il quale, per non voler vedere la realtà, a poco a poco si auto-convince che i fantasmi nel palazzo esistono davvero e sono buoni e generosi.
La moglie tenta di risolvere la situazione, richiamando il marito alla realtà e cercando di troncare la relazione con
Alfredo, padre di famiglia, intenzionato ad abbandonare moglie e figli.
Intanto il nostro Pasquale si è impegnato con forti spese per trasformare il palazzo in una pensione, da cui spera di ricavare quanto necessario per campare in pace e serenità con la sua giovane moglie.
La quale, in un ultimo tentativo di salvare il matrimonio, rompe la relazione col provvido amante-fantasma, mettendo così in crisi il progetto di Pasquale, ormai ridotto sul lastrico.
Finché alla fine, dopo un colloquio sul balcone, il fantasma lascia sul tavolo una consistente somma di denaro, mentre la moglie Maria, andandosene con la valigia, vi lascia la fede nuziale.
A parte questa testarda ma interessata convinzione che i fantasmi nel palazzo esistono, con il rifiuto di vedere la realtà, forse per misurare la differenza tra le diverse edizioni della commedia, basta prendere ad esempio la scena con la spiegazione di come si fa un buon caffè ‘alla napoletana’. Questa volta ne è venuta fuori una scena che manca proprio della forza di quella poetica ‘napoletanità’ che c’era in Giuffrè e soprattutto di Eduardo De Filippo, tanto da essere questa scena considerata di per se stessa un gioiello del teatro italiano. Insomma il caffè aveva un buon aroma, ma era poco napoletano.
Personaggi talvolta spenti e poco credibili, da cui emerge solo il portiere che riesce a diventare ‘maschera’ di quel teatro napoletano ormai genere a sé stante, con una drammatica poeticità intrinseca nel rappresentare, nel bene e nel male, la città di Napoli

Ferdinando Offelli - 5 febbraio 2018

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