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Fire and Fury

FireFuryAbbiamo finalmente letto “Fire and Fury” (Fuoco e Furia) di Michael Wolff (Henry Holt ed.) che racconta i primi 9 mesi della presidenza Usa di Donald Trump. Un libro scritto dall’interno della Casa Bianca, con informazioni di prima mano, e che ha fatto infuriare il presidente degli Usa non tanto perché dica cose non vere, quanto più perché descrive impietosamente la tragica realtà.
L’opera di M. Wolff parte dalla sorpresa della impensabile vittoria elettorale. Una vittoria in parte attribuibile al perverso meccanismo elettorale americano, con Hillary Clinton che ha ottenuto tre milioni di voti di più di Trump, e sull’altro verso riconducibile alle interferenze di Putin sulle elezioni americane che stanno emergendo dall’inchiesta in corso sul Russiagate, tanto che si parla di sei stati Usa il cui risultato elettorale è stato condizionato dagli agenti russi.
Pur con tutto questo il candidato Trump era dato assolutamente per perdente, anche perché affondava la sua propaganda sul conservatorismo dell’ultra destra, compresi i fabbricanti che difendono il libero commercio delle armi.
Basti pensare, per capirne la mentalità, che di fronte a 17 studenti uccisi a scuola da un loro ex compagno, la proposta del Presidente Usa Donald Trump è stata quella di ‘armare gli insegnanti’.
Si resta basiti di fronte a questo modo di pensare, soprattutto quando si tratta del presidente Usa.
M. Wolff parla di una totale impreparazione non solo di Trump ma anche del suo entourage di fronte ad una eventuale elezione, cui non avrebbero mai pensato e che invece si sono trovati a dover gestire senza alcuna esperienza precedente.
Esperienza che in ogni caso non sarebbe servita perché Trump di fatto non ascolta nessuno, confidando nel fiuto che lo ha portato ad essere milionario. Ed ecco allora che anche gli Usa finalmente hanno un loro governante sciupafemmine che, col suo fiuto innato, crede di poter governare un paese così come si amministra una società privata.
L’autore descrive poi i rapporti difficili, quotidianamente conflittuali che esistono tra i suoi stessi collaboratori, compresa la figlia e il genero. Il loro impegno, più che a proporre, sembra essere quello di contenere le quotidiane estemporanee trovate del capo.
Naturalmente con tutto il corredo di lotte intestine, di sgambetti politici, di rivelazioni alla stampa, quelle che Donald Trump bolla come ‘fake news’, cioè notizie false date apposta per danneggiarlo.
Il ritratto di Donald Trump che esce dal libro “Fuoco e Furia” è quello di un presidente che si bea del fatto di non essere preparato alla carica che ricopre e si arrabbia se la stampa mette in risalto i suoi grandi limiti.
Alla fine di questa sconsolante lettura non ci resta che sperare che la commissione Usa che sta indagando sul Russiagate, che ormai ha raggiunto il livello del genero di Trump, possa arrivare ad una conclusione che porti alle dimissioni se non all’impeachment di un presidente per caso.

Ferdinando Offelli - 5 marzo 2018

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