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	<title>Thienet</title>
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	<description>La rivista on-line di Thiene e dintorni</description>
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		<title>Un albero di panoce</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 13:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Offelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[QUANTESTORIE!]]></category>
		<category><![CDATA[z-home5]]></category>

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		<description><![CDATA[Recentemente, una domenica mattina, in chiesa il sacerdote ha ricordato a noi fedeli che quel giorno era la Giornata delle Missioni. E per sollecitare le nostre offerte ci ha portato la testimonianza di un missionario che ci ha parlato della sua esperienza, non ricordo fatta dove. Anche perché si tratta in genere di interventi che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.thienet.it/wp/wp-content/uploads/2012/02/009_Panoce.jpg" alt="009_Panoce" title="009_Panoce" width="472" height="288" class="alignleft size-full wp-image-454" /></p>
<p>Recentemente, una domenica mattina, in chiesa il sacerdote ha ricordato a noi fedeli che quel giorno era la Giornata delle Missioni. E per sollecitare le nostre offerte ci ha portato la testimonianza di un missionario che ci ha parlato della sua esperienza, non ricordo fatta dove. Anche perché si tratta in genere di interventi che si somigliano più o meno tutti; fu così che invece di ascoltare quello che il missionario raccontava, la mia mente si è messa a girovagare nello spazio e nel tempo, e sfuggendo anche alle mie intenzioni è arrivata al mio paese natio, Zugliano, negli anni ’50 del secolo scorso, e in particolare alle Giornate Missionarie così come si vivevano allora.<span id="more-453"></span><br />
Intanto per noi bambini era implicito che il Missionario fosse un sacerdote bianco e che la gente da evangelizzare fosse tutta “coloured&#8221;, pur nella diversità dei luoghi e delle razze. Barbuto e ascetico, con i capelli lunghi e la lunga tonaca bianca, nelle immagini di rito il Missionario alzava ieratico il crocifisso sulla moltitudine di moretti o di cinesini inginocchiati ai suoi piedi ad ascoltare le parole della loro salvezza. A volte invece era il Missionario ad essere in ginocchio, e intorno a lui volavano nugoli di frecce mentre veniva circondato da orde di diabolici infedeli infuriati; l’icona più gettonata era comunque quella del Missionario seduto all’ombra di un grande baobab che catechizzava i negretti seduti scalzi per terra.<br />
Quel che più mi attraeva nella Giornate Missionarie di allora era comunque una strana processione, una processione che oggi definiremmo multietnica, che coinvolgeva i ragazzi e le ragazze della Dottrina Cristiana, e non gli adulti. Non so se questa processione fosse solo un’usanza locale del nostro paese; i coetanei di altri paesi non ricordano di averla fatta, e comunque anche da noi non durò a lungo.<br />
Punto di partenza e di arrivo di questa come di altre processioni era il “Castello”, cioè il sagrato della Chiesa parrocchiale, che viene ancora così chiamato; di lì la processione si snodava fino in Crosara, dove con un ampio giro si invertiva il senso di marcia e si tornava in chiesa.<br />
Per cercare di animare la processione le maestre di Dottrina Cristiana truccavano alcuni di noi in modo da rappresentare le razze da evangelizzare. Così, con turacciolo bruciacchiato annerivano la faccia di un bambino dai capelli ricci e mori, facendolo diventare un improbabile negretto, per quanto allora di negretti veri non ne avessimo mai visti. Il cinesino lo si otteneva vestendolo con una lunga veste di seta gialla, annualmente riciclata insieme con un cappellino a pagoda tenuto fermo da un elastico sottogola su cui in modo strategico era attaccato il tradizionale codino, mentre con una matita per gli occhi venivano disegnati dei sottili baffi a U.<br />
Tutto questo era comunque coreografia, mentre la vera sostanza della processione della Giornata Missionaria era tutt’altra; quel giorno tutti i ragazzi arrivavano in chiesa con un ramo d’albero sulle cui diramazioni era state impiantate dalla parte del torsolo delle pannocchie di mais; pannocchie che naturalmente, per non doverle “scartossare”, erano già state spogliate dagli “scartossi” che le contenevano.<br />
Com’era naturale c’era tra i ragazzi una forma di gara per trovare il ramo d’albero con più diramazioni e quindi con più pannocchie.<br />
Diciamo che in media ci si orientava con rami con 3 o 4 pannocchie; non mancava naturalmente chi se la sbrigava con uno striminzito rametto biforcuto e quindi con due sole pannocchie; non ricordo ragazzi con una sola pannocchia mentre ho ben presente veri e propri alberi di pannocchie che si era costretti a portare a turno in processione.<br />
In genere queste erano le performances dei ragazzi dei Monti, cioè della parte collinare di Zugliano e che noi vedevamo solo la domenica a Messa e Dottrina, perché loro la scuola la frequentavano in pluriclassi nella Scuola dei Monte”, vicino al Monte de Vale.<br />
Per loro, un po’ discriminati dai “piazzaroti”, era motivo di orgoglio avere l’albero con più pannocchie di tutti; noi, vista la fatica di portarlo, sentivamo meno dolorosa la sconfitta.<br />
All’ora di Dottrina ci si muoveva in processione, formando un fiume di pannocchie che dal sagrato della Chiesa scendeva fino in Crosara, girando attorno alla sacra rappresentazione di moretti e cinesini compunti, e si ritornava sul “castello” dove prima di entrare in Chiesa solerti sacrestani separavano le pannocchie dai rami; alla fine il risultato della processione era una catasta di rami e parecchi sacchi di sorgo. Una benedizione e la Giornata Missionaria era finita, con grande soddisfazione di tutti. La barbosa “dotrinacristiana” quella domenica si era risolta in una passeggiata ottobrina, un po’ coreografica, c’era l’orgoglio del proprio ramo, grande o piccolo che fosse, e del gesto generoso del donare qualcosa per aiutare i missionari; c’era naturalmente il parroco, oltre alla bella processione, aveva legna per tutto l’anno. Il sorgo pensiamo venisse venduto e il ricavato mandato alle Missioni.<br />
A rivivere quelle esperienze a distanza di 60 anni, è inevitabile che, gustato il calore del ricordo nostalgico, si faccia qualche considerazione che allora non si aveva la maturità di fare. Direi meglio che mi è sopravvenuto una speci di dubbio morale che allora non mi sarei mai posto. Facendo i conti della serva, 3 fratelli che portano un ramo con, mi tengo basso, sole 3-4 pannocchie (fra l’altro per orgoglio si sceglievano le migliori, fanno un totale di 10-12 belle pannocchie prorompenti di chicchi di granoturco; non male! Solo che la nostra famiglia&#8230; non aveva campi! Ciò significa che noi le pannocchie dovevamo andare a prenderle (per non dire rubarle) nei campi altrui.<br />
Se poi penso che nella nostra contrada fatta di case abitate da famiglie operaie, tutti avevamo l’orto ma di sicuro nessuno vi piantava sorgo&#8230; Mi fermo perché dentro mi sta crescendo uno strano disagio. Non so se mi possa assolvere il fatto che ad accompagnarci in chiesa alla processione della Giornata Missionaria era papà Piero, cattolico integrale e persona integerrima. Se ci fosse qualcosa di sbagliato lui ci avrebbe impedito di farlo.<br />
E dopo questa raffazzonata auto-assoluzione, dopo aver mentalmente chiesto scusa in memoriam a Nenei Magoni e agli altri proprietari dei campi di sorgo vicino a casa nostra, torniamo col ricordo alla maestosità di quel fiume di pannocchie cui ho anchio contribuito.</p>
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		<title>La differenza!</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 13:16:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Offelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
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		<description><![CDATA[Dove l’informazione funziona! Degli Usa si potrà dire tutto ma non che non abbiano un sistema di informazione pubblica serio ed efficace, basato su delle regole deontologiche e professionali di grande rispetto per il lettore e per quanto si scrive; quel che si dice un sistema informativo politicamente indipendente e democratico, oltre che corretto. Uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.thienet.it/wp/wp-content/uploads/2012/02/008_TimeCover1.jpg" alt="008_TimeCover" title="008_TimeCover" width="448" height="265" class="alignleft size-full wp-image-459" /></p>
<p>Dove l’informazione funziona! Degli Usa si potrà dire tutto ma non che non abbiano un sistema di informazione pubblica serio ed efficace, basato su delle regole deontologiche e professionali di grande rispetto per il lettore e per quanto si scrive; quel che si dice un sistema informativo politicamente indipendente e democratico, oltre che corretto.<span id="more-450"></span><br />
Uno dei mostri sacri di questo sistema di informazione statunitense è certamente la rivista settimanale Time, le cui copertine hanno un valore comunicativo assoluto e riconosciuto, in quanto riescono a sintetizzare efficacemente tutta una situazione che si vuole commentare. È la copertina di Time che ogni anno assegna il titolo di “man of the year (uomo dell’anno)”, che per certi aspetti consacra definitivamente, nel bene e nel male, un personaggio pubblico.<br />
Abbiamo scelto allora due copertine della rivista Time per cercare di cogliere la differenza tra Silvio Berlusconi e l’attuale premier Mario Monti, recentemente ricevuto alla Casa Bianca da Barrack Obama.<br />
La copertina dedicata a Silvio Berlusconi coglie in pieno la tragedia economica che col suo governo del bunga-bunga abbiamo scampato per un pelo e che viene così sintetizzata “The man behind the world’s most dangerous economy” (L’uomo dietro la più pericolosa economia del mondo).<br />
Anche a Mario Monti, definito “the man in loden”, il Time ha in questi giorni dedicato una copertina in cui addirittura ci si chiede “Can this man save Europe?” (Può quest’uomo salvare l’Europa?).<br />
Quando si dice la differenza!</p>
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		<title>One Day</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 13:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Offelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[CINEMA]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci sono vari modi di considerare un film come “One Day” recentemente proiettato al Cinema S.Gaetano di Thiene nell’ambito dei Cineincontri 2012, a seconda anche dell’età dello spettatore. La vicenda inizia il 15 luglio del 1988 a Edimburgo, dove Emma e Dexter, studenti freschi di diploma, trascorrono la notte di festeggiamenti a letto insieme. Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.thienet.it/wp/wp-content/uploads/2012/02/007_OneDay.jpg" alt="007_OneDay" title="007_OneDay" width="354" height="338" class="alignleft size-full wp-image-447" /></p>
<p>Ci sono vari modi di considerare un film come “One Day” recentemente proiettato al Cinema S.Gaetano di Thiene nell’ambito dei Cineincontri 2012, a seconda anche dell’età dello spettatore.<span id="more-446"></span><br />
La vicenda inizia il 15 luglio del 1988 a Edimburgo, dove Emma e Dexter, studenti freschi di diploma, trascorrono la notte di festeggiamenti a letto insieme.<br />
Da allora seguiamo di anno in anno fino al 2006 la festa di San Swithin, che si celebra appunto il 15 luglio, in  cui i due giovani si danno appuntamento e si raccontano le loro rispettive vite.<br />
Emma è una ragazza sensibile e in qualche modo timida, ma sostanzialmente pratica e positiva. Sa che quello che si vuole bisogna guadagnarselo, magari anche facendo la cameriera in un ristorante spagnolo, dove finisce per incontrare un collega cameriere, aspirante comico, che però non fa ridere (se non quando cade dalle scale) e con cui senza amarlo va a vivere.<br />
La ragazza riesce a diventare insegnante e tenta la strada del successo nella letteratura scrivendo un romanzo.<br />
Dexter entra nel favoloso mondo della musica giovanile  e dello spettacolo, diventando famoso, finchè anche lui viene bruciato dal vorticoso susseguirsi delle mode. Durante una visita alla famiglia, la madre morente gli dice “sei famoso, hai successo, ma non sei una bella persona.”<br />
Dexter metterà incinta una ragazza di famiglia facoltosa, che finirà per sposare e da cui avrà una bambina.<br />
I continui incontri per San Swithin alla lunga fanno che i due si avvicinino e si innamorino, o meglio si dichiarino quell’amore che hanno sempre avuto l’una per l’altro.<br />
Come si vede, una storia apparentemente banale, una delle tante che forse non vale nemmeno la pena di raccontare. Eppure il film a noi è piaciuto, soprattutto perché lo abbiamo letto come una storia di una maturazione, una graduale presa di coscienza della realtà del vivere quotidiano  da cui tutta una generazione di 40enni cerca di sfuggire in mille modi deresponsabilizzanti.<br />
La grana di fondo che permea la vicenda è quella di una vita accettata e normalmente vissuta, ciò che non significa affatto rinunciare ai sogni di gloria ma con la consapevolezza di doverci arrivare con i propri mezzi. Emma in questo senso matura presto, mentre Dexter è perso dietro il mito del successo e le griffe. Quando finalmente i due si incontrano in modo definitivo, con un minimo di prospettive di sicurezza economica, Emma dice “Voglio avere un figlio dall’uomo che amo”, anche se caustica aggiunge “e se no, da te”. Si accetta che l’amore non è solo sesso, ma anche l’ambito naturale da cui far nascere  una nuova creatura.<br />
Ad evitare sdolcinatezze in cui sarebbe stato facile cadere, contribuisce anche uno humour tutto inglese, con cui i due condiscono il loro dialogo quotidiano. Ci sembra che questo film, se attentamente meditato, possa indicare ad una generazione le strade di una normalità della vita reale che da adolescenti arrabbiati e delusi hanno rifiutato. Sarà per questo che a noi è piaciuto.</p>
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		<title>Tu sei il male</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 13:01:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Offelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Roberto Costantini Un thriller poliziesco di 670 pagine, con una vicenda lunga 24 anni, tra le finali mondiali di calcio di Spagna del 1988 e quella di Germania del 2006; stiamo parlando del romanzo “Tu sei il male” di Roberto Costantini, edito dalla Marsilio nel 2011. Protagonista è Michele Balistreri, il giovane commissario di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.thienet.it/wp/wp-content/uploads/2012/02/005_TuSeiMale.jpg" alt="005_TuSeiMale" title="005_TuSeiMale" width="220" height="354" class="alignleft size-full wp-image-442" /><br />
di  Roberto Costantini</p>
<p>Un thriller poliziesco di 670 pagine, con una vicenda lunga 24 anni, tra le finali mondiali di calcio di Spagna del 1988 e quella di Germania del 2006; stiamo parlando del romanzo “Tu sei il male” di Roberto Costantini, edito dalla Marsilio nel 2011.<span id="more-441"></span><br />
Protagonista è Michele Balistreri, il giovane commissario di polizia a cui viene affidato il caso della sparizione di Elisa Sordi, una giovane e procace impiegata in un ufficio immobiliare del Vaticano a Roma avvenuta proprio l’11 luglio 1988, serata della vittoriosa finale dell’Italia al Mun dial di Spagna; alcuni giorni dopo la giovane ragazza  verrà trovata morta assassinata sul greto del fiume Tevere. Qualcosa va però storto nelle indagini e il caso rimarrà insoluto, ed anche sulla coscienza del Commissario Balistreri per averlo trattato inizialmente con una certa leggerezza.<br />
La sera del 6 luglio 2006, in cui l’Italia calcistica si gioca la finale mondiale a Berlino, in Germania, la madre di Elisa, si uccide gettandosi dal balcone di un palazzo sempre di Roma.<br />
Il Commissario Balistreri, ora a capo della Sezione Speciale Stranieri della polizia di Roma, deve riaprire le indagini sul caso Sordi, collegandole con una impressionante serie di delitti di giovani donne, sul corpo di ognuna delle quali viene incisa una lettera dell’alfabeto.<br />
Da una parte si scopre che il delitto Sordi è stato coperto da una serie di compiacenti bugie e di depistaggi, mentre l’insieme delle uccisioni viene ad inquadrarsi come parte di un fanatico disegno eversivo per destabilizzare l’Italia che accoglie gli stranieri, soprattutto i romeni.<br />
Il teorema tutto politico sarebbe questo: favorire le organizzazioni criminali romene operanti in Italia, soprattutto nell’ambito della prostituzione, per provocare una reazione popolare in grado di destabilizzare il governo democratico per sostituirlo con un governo autoritario e razzista.<br />
Qui evidentemente siamo entrati nella fantapolitica, fatta di politici corrotti e di complicità vaticane, sempre sulla scorta delle indagini poliziesche di Balistreri e dei suoi col-laboratori.<br />
Il finale di un thriller non va mai anticipato; per cui ci limitiamo a considerare che questa opera prima di Roberto Costantini ha almeno un pregio e un difetto da rilevare: il pregio è lo stile narrativo, semplice, lineare, diretto, se vogliamo minimale, ma con una buona capacità di tratteggiare i personaggi e la loro psicologia più o meno contorta.Il difetto è dato dalle 669 pagine sulle quali l’autore si dilunga, con annotazioni meticolose ma senza un sostenibile un ritmo narrativo.</p>
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		<title>L&#8217;Istituto Medico Pedagogico &#8220;E. Nordera&#8221; di Thiene</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 12:52:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Offelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[SCAFFALE]]></category>
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		<description><![CDATA[È toccato ancora una volta a Danilo Restiglian il compito di salvare una delle pagine più belle della storia di Thiene, per quanto stranamente da parte dei thienesi si cerchi di dimenticarla, col rischio di rimuoverla. Stiamo parlando del saggio fresco di stampa “Istituto Medico Pedagogico Veneto “Ettore Nordera” di Thiene”, in cui Danilo Restiglian [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.thienet.it/wp/wp-content/uploads/2012/02/006_Nordera6.jpg" alt="006_Nordera" title="006_Nordera" width="354" height="232" class="alignleft size-full wp-image-438" /><br />
È toccato ancora una volta a Danilo Restiglian il compito di salvare una delle pagine più belle della storia di Thiene, per quanto stranamente da parte dei thienesi si cerchi di dimenticarla, col rischio di rimuoverla.<br />
Stiamo parlando del saggio fresco di stampa “Istituto Medico Pedagogico Veneto “Ettore Nordera” di Thiene”, in cui Danilo Restiglian ripercorre la storia di questa istituzione a partire dalle sue origini nel giugno del 1909 fino alla sua chiusura nel 1988, diventando poi un’area del Comune la cui ristrutturazione potrebbe in prospettiva cambiare la fisonomia stessa del centro della città.<br />
Il fondatore, dott. Ettore Nordera, era Direttore del Manicomio Provinciale San Felice di Vicenza, ed aveva altrove provato a fare quello che a Thiene, sull’area dell’ex-Collegio vescovile, gli riuscirà così bene: una struttura dedicata al recupero dei ragazzi che chiameremo problematici, visto che i nomi con cui sono stati nel tempo definiti  sono diventati offensivi; si tratta infatti dei ragazzi allora tecnicamente definiti “deficienti”, che diventeranno “handicappati” e che ora si definiscono “diversamente abili”.<span id="more-425"></span><br />
Ragazzi quindi con problemi di varia natura, sulla cui crescita ed inserimento sociale si è molto, ma molto, parlato, e molto poco si è fatto.<br />
Ettore Nordera è stato uno che quel poco o tanto che di poteva fare, lo ha organizzato in una struttura ricettiva permanente e assieme ai suoi collaboratori lo ha fatto.<br />
C’è nell’opera di Restiglian un concetto che per noi, persone di scuola, è fondamentale; premesso che ormai nessuno più discute sull’inserimento dei ragazzi con problemi nelle strutture pubbliche e quindi nella scuola, è fondamentale considerare se questi alunni sono o non sono “scolarizzabili”, possono cioè o no seguire un qualche percorso scolastico.<br />
Se lo sono, vanno inseriti nella scuola e opportunamente aiutati e sostenuti nel loro percorso individuale, tenendo presenti le loro capacità e i loro limiti.<br />
Se non sono scolarizzabili, è disastroso far loro seguire forzatamente un iter scolastico, perché il loro eventuale recupero e il loro inserimento deve avvenire facendo loro acquisire per altre vie, diverse dallo studio, le competenze pratico-lavorative necessarie al loro inserimento sociale, sempre naturalmente rapportate alle loro capacità.<br />
L’Istituto Medico Pedagogico fondato da Ettore Nordera in questo si pone come una struttura di assoluta avanguardia, non solo un secolo fa ma ancor oggi.<br />
L’Istituto, poi diretto dal dott. Giovanni Baron, si configurava come una comunità che al suo interno aveva una gestione autonoma e autosufficiente basata sulla stretta collaborazione e interdipendenza tra gli allievi e i loro maestri, con in prima linea le suore che a lungo vi hanno operato.<br />
Una comunità che rimase, purtroppo anche volutamente, isolata dal contesto sociale della città di Thiene, la cui apertura all’esterno, con l’abbattimento dei muri che nascondevano i diversi, forse non è ancora del tutto completata.</p>
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		<title>L’amore all’improvviso</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 17:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Offelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[CINEMA]]></category>
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		<description><![CDATA[È stato efficacemente detto che “L’amore all’improvviso”, titolo inspiegabile, anche perché quello originale è un semplice “Larry Crowne”, recentemente proiettato a Cinema S.Gaetano di Thiene nell’ambito dei Cineincontri 2012, presenta la realtà dalla parte mezza piena del bicchiere che altri vedono disperatamente mezzo vuoto. Licenziato da un grande magazzino dove per 8 volte aveva vinto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.thienet.it/wp/wp-content/uploads/2012/02/004_AmoreImprovviso14.jpg" alt="L’amore all’improvviso" title="L’amore all’improvviso" width="354" height="353" class="alignleft size-full wp-image-406" />È stato efficacemente detto che “L’amore all’improvviso”, titolo inspiegabile, anche perché quello originale è un semplice “Larry Crowne”, recentemente proiettato a Cinema S.Gaetano di Thiene nell’ambito dei Cineincontri 2012, presenta la realtà dalla parte mezza piena del bicchiere che altri vedono disperatamente mezzo vuoto.<span id="more-405"></span><br />
Licenziato da un grande magazzino dove per 8 volte aveva vinto l’annuale premio di produzione, Larry Crowne deve reimpostare la propria vita.<br />
E siccome, in barba all’art.18 che negli States non è operante, Larry è stato licenziato perché non avendo studiato all’università e acquisito un titolo accademico, nonostante la sua efficienza non avrebbe mai potuto progredire nella sua carriera; e uno che sta fermo a lungo non rientra nei principi filosofici della ditta.<br />
In tempi di polemiche sul posto fisso, questa sembra una provocazione. Larry riparte quindi cambiando radicalmente la sua vita, acquistando uno scooter di seconda mano e iscrivendosi all’università che comincia a frequentare, mentre per mantenersi, torna a fare il cuoco nel ristorante di un amico, dopo averlo fatto per 20 anni in marina.<br />
Mentre entra a far parte di una banda di studenti che scorazzano in moto per la città, segue due corsi di studio. Uno è un corso di economia tenuto da un docente stagionato che si limita a spiegare la dispensa da lui scritta; il secondo è un corso di “eloquenza 127” con cui si mira a far acquisire la capacità di essere brillanti in situazioni occasionali e che è tenuto da una avvincente ma annoiata insegnante, una poco smagliante Julia Roberts.<br />
Più interessante seguire Larry alle prese con il gruppo di giovani ciclomotoristi, che hanno linguaggi e comportamenti a lui del tutto nuovi, perché seguono principi di una specie di dottrina esoterica che li porta a vivere in modo diverso dal nostro.<br />
Prevedibilmente, ma non in modo convincente, l’alunno e la professoressa in crisi matrimoniale finiscono per innamorarsi e, superati brillantemente gli esami, vanno a vivere insieme.<br />
Come si vede, nonostante le varie traversie, ai nostri personaggi non viene meno l’ottimismo del bicchiere mezzo pieno; noi non sappiamo se queste siano le condizioni in cui negli Usa si vive la crisi economica che da noi non permette alcuna forma di ottimismo, certo che il film scritto, diretto ed interpretato da Tom Hanks, risulta una bella favola, poco utile a consolare chi dalla crisi è più strapazzato.</p>
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		<title>La setta degli angeli</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 12:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Offelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[SCAFFALE]]></category>
		<category><![CDATA[z-home3]]></category>

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		<description><![CDATA[Romanzo di Andrea Camilleri Un romanzo strano, anche considerando che l’autore è Andrea Camilleri; stiamo parlando de “La setta degli angeli”, edito da Sellerio nel 2011. Strano perché, per seguire un fatto storico, Camilleri non risulta così lineare sul piano narrativo, così come siamo abituati a leggerlo e a goderlo. Sul risvolto di copertina leggiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.thienet.it/wp/wp-content/uploads/2012/02/003_SettaAngeli.jpg" alt="003_SettaAngeli" title="003_SettaAngeli" width="232" height="326" class="alignleft size-full wp-image-376" />Romanzo di Andrea Camilleri</p>
<p>Un romanzo strano, anche considerando che l’autore è Andrea Camilleri; stiamo parlando de “La setta degli angeli”, edito da Sellerio nel 2011.<span id="more-375"></span><br />
Strano perché, per seguire un fatto storico, Camilleri non risulta così lineare sul piano narrativo, così come siamo abituati  a leggerlo e a goderlo. Sul risvolto di copertina leggiamo “Tutto d’invenzione è il rustico paesotto”, dove si svolge la vicenda,  che quindi non è più Vigatà, con le sue 8 chiese e altrettanti “parrini” (parroci), di cui 7 per i ricchi e una per i poveri, e il Circolo o Club privato, dove si incontrano e spesso si scontrano i vari possidenti, tutti “don”.<br />
Storico e risalente alla fine dell’800, è invece  il fatto che ci viene raccontato da Camilleri, citato addirittura da Filippo Turati e da don Luigi Sturzo. Si tratta di uno scandalo che coinvolse 7 degli 8 parroci del paese che avevano organizzato gli esercizi spirituali per un gruppo di giovani vergini di buona famiglia del paese, esercizi durante i quali le ragazze sono state sottoposte a misteriose pratiche esoteriche, col risultato che 8 di loro sono rimaste incinte.<br />
L’enormità dello scandalo è denunciato su un foglio locale redatto da un avvocato, Matteo Teresi, che invano tenta di essere ammesso al Club dei benestanti, come forma di inserimento sociale nel paese.<br />
Per non diffondere un fatto così grave, e giustificare il fuggi fuggi generale, si sparge la voce di una epidemia di colera, la cui colpa, intesa come castigo divino, viene fatta cadere sull’avvocato, contro cui si organizzano delle crociate punitive; per la paura del contagio, 3 donne in fuga dal paese, cadono nelle mani di un brigante locale e vengono ripetutamente violentate; una di loro, andata dal parroco a confessarsi, viene anche da lui violentata al punto che si suicida, asserendo che “il perdono è stato peggiore della colpa”.<br />
Il corpo sociale del paese a questo punto reagisce e cerca di disinnescare e riassorbire lo scandalo; da una parte con matrimoni riparatori lautamente compensati da una ricca dote, dall’altra tagliando l’erba sotto i piedi dell’avvocato Teresi che è protetto da un integerrimo capitano dei carabinieri piemontese.<br />
Con un’azione a 360 gradi si fa terra bruciata attorno all’avvocato; si comincia col promuovere il capitano per spostarlo altrove, uno alla volta i clienti revocano l’incarico di difenderli che avevano dato all’avvocato Teresi, a cui infine la prefettura notifica la chiusura del permesso di pubblicazione del giornale locale; tanto che, cogliendo l’offerta di un parente, l’avvocato Teresi finisce per trasferirsi negli Usa.<br />
Come si vede la linea narrativa di sviluppo della vicenda è per sua natura abbastanza ingarbugliata, facendo perdere all’autore quella linearità narrativa che lo contraddistingue; la stessa lingua, il dialetto siciliano, che in altre occasioni era servita a legare i fatti narrati all’ambiente, in questo romanzo rende più difficile la lettura e la comprensione della storia.</p>
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		<title>Benvenuti al Nord</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 12:43:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Offelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[CINEMA]]></category>
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		<description><![CDATA[Come spesso accade, gli spettacoli oggetto di un enorme battage pubblicitario, all’atto pratico deludono; questa la nostra impressione sul film “Benvenuti al Nord” recentemente proiettato al Cinema S. Gaetano di Thiene, nell’ambito dei Cineincontri 2012. Come si ricorderà, progenitore di questo filone di film è stato il francese, “Benvenuti al Nord”, dove il nord in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.thienet.it/wp/wp-content/uploads/2012/02/001_BenvenutiNord.jpg" alt="001_BenvenutiNord" title="001_BenvenutiNord" width="328" height="344" class="alignleft size-full wp-image-372" /><br />
Come spesso accade, gli spettacoli oggetto di un enorme battage pubblicitario, all’atto pratico deludono; questa la nostra impressione sul film “Benvenuti al Nord” recentemente proiettato al Cinema S. Gaetano di Thiene, nell’ambito dei Cineincontri 2012.<span id="more-371"></span><br />
Come si ricorderà, progenitore di questo filone di film è stato il francese, “Benvenuti al Nord”, dove il nord in Francia corrisponde al nostro sud. Qui era stato mandato per punizione il direttore di un ufficio postale, con la moglie arrabbiata per la dabbenaggine del marito che decide di non seguirlo. Il nuovo direttore, dopo un po’ di difficoltà di ambientazione iniziale, riesce ad inserirsi nel nuovo ambiente e a fare amicizia con i colleghi dell’ufficio postale. Un film che, se accettiamo i canoni dello humour d’oltralpe, era davvero divertente, soprattutto per le situazioni comiche che presentava.<br />
Dapprima si è voluto copiarlo di pari passo con “Benvenuti al Sud” e la cosa è stata anche sopportabile, considerato anche che, pur presentando le stesse situazioni, risultava molto diverso soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi con una ambientazione da commedia all’italiana. I molti che non avevano visto il film francese, si sono di-vertiti, risultando essere un film di successo e di cassetta.<br />
Poi si è voluto strafare con questo “Benvenuti al Nord”, ribaltando la situazione, con un postino del sud che viene mandato a Milano, dove incontra il suo ex direttore nordista, sempre interpretato da Claudio Bisio, in crisi con la moglie, sempre la simpatica Angela Finocchiaro, in veste anche di suocera.<br />
Sono le situazioni che il film descrive che sono poco credibili, esagerate fino ad apparire più forzate che comiche, anche se bisogna riconoscere che qualche risata si riesce a farla. Situazioni che nascono più che altro da luoghi comuni, con il comico Paolo Rossi che imita l’efficientismo manageriale di Marchionne, con lo stupido leghismo qualunquista dei lumbard padani, con il postino Mattia (Alessandro Siani) che vorrebbe imitare la parlata di Troisi, postino pure lui.<br />
Nemmeno le situazioni di crisi familiare dei due protagonisti sono credibili, in quanto non si capisce bene se derivano da insoddisfazioni personali o dal comportamento dei mariti, che non ci sembra così riprovevole da giusticare la  rottura del rapporto di coppia, tanto più che basta una festa di alpini per risolverli.<br />
Poco convincente Bisio, più per carenze del copione che per limiti personali, accettabile la Finocchiaro sia in versione moglie che in quella di suocera, poco ha da dire l’imbronciata moglie Maria, qualche buona caratterizzazione si ha nei personaggi di contorno, con la compagnia dei “terroni” che trasportati al nord sembrano svuotarsi della loro forza vitale.<br />
La speranza è quindi che con questo film si consideri esaurito questo filone e si passi ad altro.</p>
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		<title>Signorina Giulia</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 12:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Offelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[TEATRO]]></category>
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		<description><![CDATA[C’era una certa aspettativa per lo spettacolo “Signorina Giulia” di August Strindberg, andato recentemente in scena al Teatro Comunale, nell’ambito della 32^ Stagione Teatrale Thienese. Lo stesso autore, nell’inviarne il testo al suo editore svedese nell’agosto 1888, l’aveva definita “la prima commedia naturalistica”, ed è facile capire perché nella puritana Scandinavia fu considerata troppo scandalosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.thienet.it/wp/wp-content/uploads/2012/02/002_SignorinaGiulia.jpg" alt="002_SignorinaGiulia" title="002_SignorinaGiulia" width="354" height="339" class="alignleft size-full wp-image-368" /><br />
C’era una certa aspettativa per lo spettacolo “Signorina Giulia” di August Strindberg, andato recentemente in scena al Teatro Comunale, nell’ambito della 32^ Stagione  Teatrale Thienese.<br />
Lo stesso autore, nell’inviarne il testo al suo editore svedese nell’agosto 1888, l’aveva definita “la prima commedia naturalistica”, ed è facile capire perché nella puritana Scandinavia fu considerata troppo scandalosa per essere rappresentata. La signorina Julie è la figlia di un conte e nella notte  di San Giovanni in cui si celebra  il solstizio d’estate, scende tra la servitù in festa per abbandonarsi ai riti e alle orge pagani che quella notte evoca nel nord d’Europa.<span id="more-367"></span><br />
C’è quindi l’incontro tra una nobile che si abbassa al livello della servitù, e il maggiordomo Jean, nel tentativo di salire socialmente, avvia una relazione con la ragazza, cui propone di fuggire insieme per aprire, naturalmente con i soldi di lei, un albergo sul lago di Como “dove ci sono molti aranci”.<br />
Subito alla giovane sembra di stare vivendo un sogno d’amore, cui si abbandona selvaggiamente; ma quando, dopo l’orgia sessuale, Jean le propone di prendere i soldi del padre per finanziare la loro avventura, Julie esce dall’incantesimo e si rende conto del livello di degradazione cui è precipitata.<br />
La ragazza ha finalmente capito che quello di Jean è sesso, magari interessato, non certo l’amore che una ragazza cerca per costruirsi una vita e una famiglia, come è quello di Kristin, la serva di casa fidanzata di Jean.<br />
E mentre il ritorno del conte, padre di Julie, riporta tutti alla realtà, con Jean che torna umile servitore, pronto a pulire gli stivali del padrone, alla protagonista, vistasi chiusa ogni altra strada non resta che accettare il rasoio che Jean le porge per suicidarsi.<br />
Oggi magari sentiamo meno le differenze sociali tra i nobili e i loro servitori, su cui i due protagonisti tentano disperatamente di gettare un ponte; ecco forse perché in questa tragedia prevale la netta distinzione tra quello che è l’abbandono sessuale di una notte pagana, è un rapporto d’amore sentito e vissuto con sincerità.<br />
Il dramma è certamente ben costruito e, complice anche una musica coinvolgente, sembra portare lo spettatore dentro un groviglio psicanalitico, da cui è difficile liberarsi se non con un gesto estremo.<br />
Un luogo psicologico, più che un ambiente sembra anche la scenografia, dove più che per porte si entra per botole sul pavimento.<br />
Anche la recitazione dei tre attori è convincente, soprattutto per la coerenza col personaggio cui danno vita. Purtroppo dobbiamo lamentare ancora una volta che l’inesperienza li porta ad accelerare la dizione delle battute e delle situazioni più emotivamente intense, al punto da render difficilmente comprensibile allo spettatore la frase recitata.<br />
Inoltre, se a noi spettatori chiedono di spegnere il telefonino, noi potremmo chiedere agli attori di spegnere i microfoni e di recitare come il Comunale di Thiene richiede e merita.</p>
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		<title>Il nuovo Thienet</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 15:53:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Offelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[z-home4]]></category>

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		<description><![CDATA[(foto Giuseppe Stella) I nostri visitatori non avranno difficoltà a rendersi conto che il numero 649 di Thienet, pur mantenendo lo stile consueto, è strutturalmente diverso dai precedenti; senza inoltrarci in difficili (per noi) spiegazioni tecniche, possiamo dire che, con l’aiuto di Nicola Rigon, abbiamo sostanzialmente cambiato il motore di Thienet, pur cercando di lasciare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.thienet.it/wp/wp-content/uploads/2012/01/NewThienet5.jpg" alt="NewThienet" title="NewThienet" width="237" height="354" class="alignleft size-full wp-image-355" />  (foto Giuseppe Stella)</p>
<p>I nostri visitatori non avranno difficoltà a rendersi conto che il numero 649 di Thienet, pur mantenendo lo stile consueto, è strutturalmente diverso dai precedenti; senza inoltrarci in difficili (per noi) spiegazioni tecniche, possiamo dire che, con l’aiuto di Nicola Rigon, abbiamo sostanzialmente cambiato il motore di Thienet, pur cercando di lasciare il più possibile intatta la carrozzeria della rivista.Continuano i soliti 5 spazi per gli articoli, in base alle categorie di sempre, continua la segnalazione degli avvenimenti culturali che si considerano di interesse per i nostri visitatori, continuano anche “i detti del Povero Riccardo”, ecc.; insomma contenuti consueti in una forma che in sostanza, anche se non in apparenza, è nuova.<span id="more-354"></span> Sappiamo benissimo che la velocità con cui cambia il mondo di Internet, non consente soste nostalgiche; ma noi alla struttura e allo stile di Thienet siamo affezionati e non vediamo perché  lo si debba cambiare, per quanto esistano sempre e comunque spazi di miglioramento.<br />
Quello che presentiamo ci sembra un ragionevole com-promesso tra nostalgia e innovazione.Lasciamo il vecchio Thienet al numero 648 e all’articolo 997; con nuovo Thienet ripartiamo dal numero 649 e dall’articolo 000.Il nuovo Thienet si è arricchito anche di un motore di ricerca interno per ricerche sui contenuti degli articoli pubblicati; questo, mentre assicuriamo che al precedente storico di Thienet, con tutti i 997 articoli pubbli-cati, si potrà comunque accedere con un link, per la ri-cerca  di eventuale materiale di interesse.<br />
Ai nostri visitatori chiediamo gentilmente un paio di mesi di comprensibile pazienza, dato che dobbiamo impra-tichirci con il nuovo motore; insomma la pazienza di un necessario rodaggio.Il nuovo motore, tra le altre novità, permette di inserire automaticamente in prima pagina (homepage) i nuovi articoli; questo dovrebbe permettere di sveltire la cadenza settimanale di Thienet, che comunque manterremo come criterio di base.Come si vede, con i piedi di piombo e non senza una certa emozione, iniziamo una nuova avventura, nella consapevolezza che, se davvero il “medium è il messaggio”, potrebbe risultare migliorato anche il compito che Thienet da 15 anni sta cercando di portare avanti per la “cultura di Thiene e  dintorni”.</p>
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