Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, dalla poltrona del Comunale

Jacques il Fatalista

Paolo Poli in un viaggio nella filosofia illuminista
Uno spettacolo sconcertante questo ‘Jacques il fatalista’ recentemente presentato da Paolo Poli al Teatro Comunale di Thiene e con il quale si è inaugurata la 24 Stagione Teatrale Thienese.

Essendo noi provinciali che frequentano un teatro di provincia, abbiamo dovuto superare (senza riuscirvi del tutto) il fastidio che ci dava un allestimento decisamente gay; lasciamo da parte i travestimenti di Paolo Poli, al cui eclettismo interpretativo a Thiene siamo da tempo abituati, ma noi troveremmo normale che, se si devono portare in scena, i ballerini fossero ballerini e le ballerine fossero ballerine, appunto. I ballerini che fanno le ballerine, invece, ci disturbano, per via della confusione dei sessi, rendendoci più difficile abbandonarci al piacere che il teatro sa dare.

Premesso questo, di ‘Jacques il fatalista’ abbiamo ammirato la scenografia, con quel vorticoso susseguirsi di imponenti, a volte un po’ pacchiani, scorci paesaggistici o ambientazioni finto-antiche. Anche i costumi erano da ammirare, con le riserve di cui sopra per chi li indossava. Della recitazione, salvo Paolo Poli, che come sempre è stato grande, forse è meglio non parlare.

Tenue la trama della commedia, tipicamente settecentesca, con il racconto delle disavventure che incontrano in viaggio un marchese e il suo servitore. Naturalmente la trama era solo il pretesto per un dramma ‘filosofico’ in cui Diderot esprime il nuovo spirito razionalista dell’Illuminismo, alle soglie della Rivoluzione Francese. Solo che il razionalismo di Jacques è soprattutto in funzione anti-religiosa, con espressioni che rasentano il blasfemo. Certo nel ‘700 potevano avere un sapore ‘rivoluzionario’, di rottura col passato; ma oggi, vaccinati da più di 2 secoli del libero pensiero introdotto proprio dagli enciclopedisti francesi, quel concentrarsi sulla religione risulta un po’ patetico.

Se poi ci dovesse essere stato un qualche nesso tra la ‘rivoluzione’ illuminista e la diversità dei gay, ci verrebbe da considerare che ormai sono loro a considerarsi tali, non noi che con i ‘diversi’ abbiamo imparato a convivere…anche se non ci piacciono.
Ferdinando Offelli - 5 gen.04