Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Vicenza, Teatro Olimpico

Alcesti

L’emozione del grande teatro
Il Teatro Olimpico di Vicenza è un’emozione di per se stesso, tanto da essere stato dichiarato ‘patrimonio culturale dell’umanità’; se poi in questo Teatro si ha l’avventura di assistere ad un grande spettacolo classico, l’emozione diventa davvero unica.

Ci riferiamo alla recente rappresentazione del dramma ‘Alcesti’ di Euripide, andato in scena nell’ambito del 57° ciclo di spettacoli classici organizzati dal Comune di Vicenza.

La vicenda narrata è quella della regina Alcesti che, per concessione degli dei, sceglie di morire al posto del marito Admeto; un gesto d’amore estremo che si pone pesantemente sulla coscienza non solo di Admeto, ma anche dei suoi genitori che non sono stati in grado di sacrificarsi per salvare il figlio.

Della cosa si commuove invece Eracle cui, per rispetto all’ospite, Admeto nasconde la morte della moglie. Volendo ripagarlo di tanta gentilezza, Eracle scende all’Ade e riporta in vita Alcesti, non senza averla presentata al re Admeto come una possibile nuova moglie e regina.

Si potrebbe chiosare a lungo, magari psicanaliticamente, sui significati palesi o reconditi della vicenda narrata; si pensi, per tutti, al burrascoso colloquio di Admeto con il padre, preso tra l’amore per il figlio e l’attaccamento alla vita; ma forse è meglio da parlare della recitazione. È fortemente presente il problema del fato, cioè del destino umano e della morte; ‘chi è morto non è più niente!’ dice Alcesti nel momento di sacrificarsi, e in questo annullamento scelto c’è tutto l’amore per il marito, oltre che il dolore per i figli.

Ci sono livelli di recitazione che possiamo considerare di valore assoluto; a questo livello si sono certamente posti gli attori della compagnia Teatro dei Due Mari, per la regia di Walter Pagliaro. Una recitazione forte, misurata, perfettamente calibrata sulla scena e sul testo; una recitazione che a noi, da decenni frequentatori di teatro, raramente è capitato di ascoltare.

Si aggiunga a tutto questo la scenografia offerta dal Teatro Olimpico, il cui palcoscenico era totalmente occupato dall’azione scenica, compreso quella che noi chiameremmo la buca per l’orchestra, e con un prolungamento della scena verso gli spettatori. Spazi scenici immensi, altrove inimmaginabili, sapientemente usati soprattutto dal coro.

Ferdinando Offelli - 30 set.04