Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale, Rassegna Narratori

Palladio segreto

Andrea Palladio nelle vesti di un Faust padano
Abbiamo accettato convinti che la parte della stagione teatrale thienese che viene definita Rassegna Narratori sia all’insegna della sperimentazione e della ricerca teatrale più che l’altra parte, quella diciamo ufficiale; pur in quest’ottica, troviamo che il dramma ‘Palladio segreto’ andato in scena il 21 gennaio al Teatro Comunale di Thiene non sia risultato ben artisticamente compiuto, e in generale persino un po’ troppo cervellotico.

Lo schema narrativo sembra essere quello di un patto con cui, in cambio della promessa del raggiungimento della perfezione nell’arte dell’ architettura, il giovane Palladio avrebbe promesso… non si è capito bene cosa, forse l’anima, ad un fantomatico principe delle tenebre.

Partendo da questo patto, si tenta quindi di schematizzare la vita di Andrea Palladio come una progressiva ricerca della perfezione artistica, articolandola in una serie di episodi che riguardano la sua educazione, prima sotto l’influsso di Gian Giorgio Trissino, poi nel viaggio a Roma per lo studio della classicità, i primi incarichi pubblici fino a che il Palladio ormai famoso e costantemente ricercato, invece di costruire edifici, si limita a disegnarne i progetti, che raccoglie poi nei suoi famosi ‘Quattro Libri’.

Il coupe-de-teatre avviene alla fine, quando il signore delle tenebre si ripresenta al nostro Faust padano, ad un Palladio ormai morente, per riscuotere quanto promesso; l’artista si rifiuta di darglielo perché sente di non aver raggiunto la perfezione artistica cui aspirava.

Sembra che il testo sia stato costruito come una specie di patchwork di scritti sul Palladio tratti da diversi autori; questa è la parte che ci sembra non sia stata efficacemente risolta, per cui il tutto non ci è sembrato permeato dallo spirito di sviluppo unitario che la tesi da dimostrare richiedeva.

Pur nella sostanziale validità di una recitazione sempre misurata da parte dei vari attori in scena, l’impressione resta quella di uno sviluppo non sempre convincentemente omogeneo. Un problema quindi di testo, duro da seguire, non certo di regia o di recitazione, che invece ci sono sembrate efficaci.

Ferdinando Offelli - 25 genn.05