Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale

Il Bugiardo

XXV Stagione Teatrale
Con la rappresentazione della commedia ‘Il Bugiardo’ di Carlo Goldoni, andata recentemente in scena al Teatro Comunale di Thiene, con Glauco Mauri come protagonista e regista, la 25^ Stagione Teatrale Thienese ha certamente raggiunto uno dei suoi momenti più significativi e importanti.

Trattandosi di un classico del teatro goldoniano, più che la trama abbastanza conosciuta, vale la pena di prendere in considerazione gli altri elementi teatrali, come l’interpreta­zione, la scenografia, i costumi, ecc.

Che l’interpretazione del testo sia stata fatta in chiave moderna, lo si dava per scontato essendo questa la caratteristica principale della ri-proposizione dei classici fatta in questi anni da parte di Glauco Mauri; in questo cicisbeo che resta alla fine ingabbiato nella trappola delle bugie che si è costruito attorno, noi abbiamo visto un diretto riferimento all’attuale teatrino della politica italiana, dove alla lunga le grandi panzane diventano mestamente ridicole. È proprio l’insistenza da parte di Lelio di presentare una realtà diversa da quella vera, che rende di estrema modernità e attualità la proposta teatrale di Mauri

Dalla generale bravura degli attori, tra cui Roberto Sturno nella parte di Lelio, emerge certamente superiore la presenza di Glauco Mauri, in versione veneta, ben dentro la parte di Pantalone. Forse nel personaggio di Pantalone, Mauri è stato il primo a divertirsi.

Resa essenziale da un gioco di ripiani obliqui la scenografia, con il tappeto che sollevato diventa parete; che siamo a Venezia lo si capisce solo dai discorsi. Anche i costumi sono quelli tipici goldoniani, con la giusta misura e senza esagerate sottolineature di crinoline.

Non sono mancate alcune stonature, come le gondole elettriche che si muovono sulla scena, rendendola un po’ surreale, e che in verità ci sono sembrate un po’ pacchiane e non in tono con il resto; lo stesso più o meno si può dire di quegli occhialini da autista fin-de-siécle sfoggiati dal protagonista.

Resta il fatto che quando l’insieme degli attori è riuscito ad entrare in consonanza nel gioco delle parti, ci sono stati offerti momenti di vero teatro, cioè di grande teatro, dove la finzione diventa la realtà stessa in cui come spettatori ci si sente dentro.

Ferdinando Offelli - 11 feb.05