Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale

Vecchi Tempi

Il teatro astratto di Harold Pinter
C’era una certa aspettativa attorno a questa riedizione di ‘Old Times’ (Vecchi Tempi) di Harold Pinter, con Umberto Orsini, recentemente andato in scena al Teatro Comunale di Thiene nell’ambito della 25^ Stagione Teatrale.

C’era anzitutto da verificare la tenuta del pubblico thienese di fronte ad un dramma di Pinter, un autore del teatro inglese moderno, tutt’altro che facile. Diciamo che è stato accettato, ma non generalmente gradito.

Il problema non è stato evidentemente la recitazione, con un Umberto Orsini sicuro padrone della scena, capace di dosare toni e sotto-toni con arte consumata; anche le due attrici, Valentina Sperlì e Elena Ghiaurov, sono state senza dubbio di buon livello, certo all’altezza della loro parte.

Il vero problema era il testo; si tratta di un teatro letterario, più da leggere che da vedere interpretato sulla scena. Forse a suo tempo il testo di Harold Pinter interpretava magistralmente il pensiero dell’epoca, motivo anche questo della sua fama come drammaturgo; ma sostanzialmente, almeno sulla scena, non ha retto il passare dei decenni, forse perché il tema del ricordo era una nostalgia più che una categoria filosofica.

I ‘Vecchi Tempi’ sono quelli della memoria, rievocati dai tre personaggi di cui due coniugi impegnati in un menage familiare disilluso, e l’amica di lei, che era anche nel ricordo di lui.

Misurarsi coi ricordi significa sostanzialmente vedere malinconicamente come il tempo ha tradito le aspettative giovanili, lasciandoci disincantati, spesso senza soddisfazioni e senza speranze, in quella atmosfera disperata della stagione esistenzialista degli anni ’60.

Certo ‘Old Times’ ha i caratteri del teatro di Pinter, l’uso del linguaggio comune, delle cose quotidiane per creare atmosfere rarefatte, astratte, ricercando profondità di concezioni che restano lontane dallo spessore filosofico e si risolvono in una insoddisfazione esistenziale. E come per un quadro astratto, si capisce magari il particolare, ma è più difficile cogliere il senso dell’insieme.

Un’opera quindi che ci è interessato vedere, ma che non abbiamo alcun desiderio di rivedere.



Ferdinando Offelli - 4 mar.05