Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale

Accadde una volta tra Thiene e Rovereto

Come ti rovino una bella storia d’amore
Che squallore! Questa è l’espressione che abbiamo ripetutamente dovuto usare assistendo alla rappresentazione al Teatro Comunale di Thiene di “Accadde una volta tra Thiene e Rovereto”, ovvero, citiamo testualmente, ‘Fiordalisa e i due sergenti’. Forse, se invece di “ovvero”, avessimo letto “libera interpretazione di ecc...” saremmo stati più inclini ad accettare quello che consideriamo un vero e proprio scempio della storia narrata ai thienesi da Alessandro Giongo nel 1914.

Diciamo subito che non tutto è stato da buttar via: si sono certamente salvati i balletti, anche se non tutti bene integrati nella narrazione; così come sono piaciute le musiche e le canzoni, i costumi e la coreografia, per quanto un po’ da spettacolo studentesco, con i troppo frequenti e macchinosi cambiamenti di scena.

Avremmo potuto anche salvare la recitazione, per quanto ineguale, se su certe bizzarrie interpretative si fosse sentita la mano del regista; convincente Fiordalisa, mentre Claudio Manuzzato, in scena nella parte di Nicolò Nicolini, l’abbiamo visto fare di meglio. Quella che invece non si è proprio salvata è la sceneggiatura, e men che meno la regia.

Troppi sono stati i rimaneggiamenti del testo che hanno stravolto l’originale. Quella raccontata da Alessandro Giongo in un opuscolo del 1914 era una versione thienese di una storia romantica di “amore e morte”, del tipo “Giulietta e Romeo” per capirsi.

Certo Giongo non era il cigno dell’Avon e l’ha raccontata alla sua maniera, con una certa misura, comunque lontano da ogni volgarità, anzi con una reticenza ancora tutta ottocentesca; la versione presentata sulla scena al Comunale è stata perlomeno all’insegna della disorganicità, con scene che vanno dal suggestivo del funerale di Fiordalisa, alle continue cadute in espressioni dozzinali, che si vorrebbero venete antiche ma che risultano invece modernamente volgari, come quell’infelice battuta “Francesco, va in mona” pronunciata da Jacopo morente, e che da sola meritava l’abbandono in massa del teatro da parte degli spettatori.

Il testo originale è stato stravolto, con una spada segata da un sicario prezzolato che non esiste nell’originale, dove fra l’altro Jacopo risulta essere a Rovereto a combattere e non a Thiene, e manda la lettera al padre e non a Fiordalisa; così come è almeno una libera interpretazione non preannunciata, tanto per non definirla uno stravolgimento, il fatto che Jacopo accusi Francesco di essere un disertore pusillanime e imboscato.

Per fortuna che il caro vecchio Teatro Comunale, dall’alto dei suoi cent’anni di vita, è abituato a questo e ad altro, e sorride sornione, apprezzando l’intenzione di partecipare alla sua festa.

(disegno di Vico Calabro’)

Ferdinando Offelli - 17 ott.05