Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale

Fiabole

Una toscanaccia al Progetto Narratori
Terzo appuntamento della mini-stagione di ‘teatro di narrazione’, il nome ufficiale di quello che a Thiene si chiama Progetto Narratori, con la presentazione al Teatro Comunale di ‘Fiabole’, di e con Anna Meacci.

Presente per la prima volta a Thiene, Anna Meacci si è rivelata subito come una di quei toscani che proprio non ne tacciono una, ma che la dicono con una simpatia che oltre da doti personali, deriva anche da una lingua che è una musica; insomma quel che si dice una ‘toscanaccia’, come anche lai ama dipingersi, con una buona dose di sarcasmo e di irriverenza di fronte ai fatti della vita, una specie di Benigni in gonnella, tanto per capirci.

Cosi’, dopo aver coinvolto il pubblico con alcune battute piuttosto scontate sul ‘veneto polentone’ del Nordest (un ex da noi già dimenticato), la Meacci si è avviata in un monologo inteso a dissacrare le favole della nostra infanzia, sostenendo sostanzialmente due idee.

La prima sarebbe che le versioni delle favole delle nostre letture infantili sono lontane dai truci racconti della tradizione da cui provengono; gli stessi fratelli Grimm, ci fa sapere la Meacci, non avrebbero scritto di proprio alcuna favola, limitandosi ad adattare alla lettura di bambini i racconti della tradizione, Ciò che invece da noi non è stato ancora fatto con le ‘Fiabe italiane’ raccolte da Italo Calvino e che non sono certo consigliate per i piccoli.

Ne deriva, e siamo alla seconda idea, che ad una attenta analisi testuale, le favole, anche le più note, riservano grandi sorprese. Dopotutto, ha osservato la Meacci da buona toscana, nella favola di Cappuccetto Rosso, a ben guardare il lupo, presentato come il cattivo, ha solo fatto il lupo, facendo quello che fanno normalmente i lupi; cosa dire invece di quell’incosciente della madre di Cappuccetto Rosso che ha mandato una ragazzina sola in mezzo al bosco, dove sapeva perfettamente che poteva incontrare il lupo.

In questa sua disanima vivisezionista delle nostre favole, la Meacci ha inframezzato considerazioni personali su se stessa (‘omunista di famiglia ‘omunista da sempre) e sui tempi che viviamo (compresi i ‘omunisti che vogliono fare i ‘apitalisti), con toscanate spesso simpatiche e mordaci, ma anche ormai abbastanza scontate.

Forse, a parte la simpatia del personaggio, ci vuole qualcosa di piu’ perche’ il teatro di narrazione diventi teatro.

Ferdinando Offelli - 17 gen.06