Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale, 26 Stagione Teatrale

Don Chisciotte

Frammenti di un discorso teatrale
Il ‘Don Chisciotte’ recentemente andato in scena al Teatro Comunale di Thiene nell’ambito della 26^ Stagione Teatrale, con Pino Micol e per la regia di Maurizio Scaparro, dimostra tutti i 20 anni di distanza da quando è stato scritto con il significativo sotto-titolo di “Frammenti di un discorso teatrale”, in collaborazione con Tullio Kezich e Rafael Azcona.

Nulla da dire, anzi solo apprezzamento, sullo spettacolo in se stesso, con un grande Pino Micol, gli attori bravi e ben coordinati, costumi e scenografia in grado di rendere il racconto, anche se con qualche banalità tecnica.

I problemi, secondo noi, nascono dalla non attuale lettura che è stata fatta del personaggio di Don Chisciotte, il cavaliere dall triste figura con cui, prima o poi, tutti abbiamo dovuto confrontarci.

Se, infatti, il significato letterario del Don Chisciotte è il contrasto tra realtà e fantasia, tra il mondo del nuovo che rende ridicolo chi si attarda sui vecchi schemi della fantasia cavalleresca, allora diciamo che la sua lettura varia in base ai tempi che viviamo. E l’Italia di 20 anni fa legge diversamente la ripresentazione sulla scena di questi “Frammenti di un discorso teatrale”, perché è diversa da quella di oggi.

20 anni fa si sentiva il bisogno e la speranza del superamento di un mondo che, proprio come la cavalleria, aveva mostrato i suoi limiti e non riusciva più a coprire con i belletti la realtà con cui voleva apparire.

Oggi siamo in una situazione diversa; forse più che sperare in un mondo nuovo, ci basterebbe uscire dall’incubo di un periodo di stravolgimenti e di crisi, in cui l’apparire, il virtuale, è una patina mediatica per coprire la deregulatin e i disvalori che hanno portato all’incancrenimento dei rapporti sociali.

Noi, per essere chiari, ci ritroviamo di più sul Don Chisciotte di Francesco Guccini, quello che pur sapendo illusorio il suo mondo di giustizia e di cavalleria, ha coscienza che è comunque un modo per non accettare, coraggiosamente, una società inaccettabile.

Pino Micol, nelle vesti di Don Chisciotte, è solo la vittima che ci si diverte non solo a calpestare, ma anche a ridicolizzare; di sicuro non è credibile come eroe che resiste in nome di un ideale alla degerazione dei valori del vivere sociale, considerato anche che, di questi tempi, ogni sera in tv abbiamo, per davvero, un “cavaliere dalla triste figura” che ci urla addossso una società organizzata per girare attorno ai suoi interessi personali.



Ferdinando Offelli - 4 feb.06