Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale

La forza dell’abitudine

Finisce male le 26 Stagione Teatrale
Non poteva finire peggio quella che è stata una decisamente buona Stagione Teatrale Thienese, la 26^, e che si è conclusa il 5 aprile con ‘La forza dell’abitudine” di Thomas Bernhart, con Alessandro Gassman, che ne è anche il regista.

La serata non si era presentata male, anzi; entrando in sala infatti, per quanto in anticipo, si veniva accolti da un clown che lanciava caramelle, un acrobata che girava in uno di quei trespoli di bicicletta ad una sola ruota, mentre un maggiordomo bianco di cerone e in frack bianco ti spolverava la poltrona e ti faceva accomodare in francese con grande sussiego; sul palco altri giocolieri che si eser­cita­vano, mentre una acrobata provava il trapezio.

Un bell’inizio, fuori del solito e che prometteva bene. Non chiedeteci cosa abbiamo visto dopo, perché non l’abbiamo capito.

C’era grossomodo un irascibile padrone del circo Caribaldi che, più che interessato all’arte circense, era da oltre 20 anni impegnato nel tentativo di far eseguire alla perfezione ai suoi il quintetto “La trota” di Schubert.

Nel primo tempo il Caribaldi e l’effeminato maggiordomo in bianco lo hanno spiegato in una specie di dialogo filosofico, che noi sinceramente non abbiamo capito, mentre per tutto il secondo atto lo strampalato quintetto è stato in procinto di suonare, all’ordine di ‘crescendo… decrescendo’, senza mai cominciare, anche perché al clown al sassofono continuava a cadere il cappello e il pianista-domatore fallito era ubriaco.

Nel dépliant di illustrazione dello spettacolo è lo stesso Alessandro Gassman che ci spiega che avremmo assisto ad una ‘meravigliosa metafora della vita e dell’incapacità degli artisti a vedere realizzata compiutamente la propria arte.’

Questa aspirazione alla perfezione di Caribaldi, di fronte alla pochezza artistica (come musicisti) dei circensi, sarebbe all’origine della comicità dell’opera; comi­cità che proprio, e ci dispiace, noi non siamo riusciti a cogliere.

Ferdinando Offelli - 8 apr.06