Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale,

Notting Hill

Una bella favola moderna
Una bella, divertente, zuccherosa, favola moderna, piene di buoni sentimenti cui nessuno crede ma che è un piacere sentire e vedere raccontata. Stiamo parlando della commedia “Notting Hill” di Richard Curtis, per la regia di Massimo Natale, che recentemente ha portato al Teatro Comunale di Thiene l’attrice Anna Falchi.

La vicenda è quella di una famosa attrice che ritrova la dimensione della normalità della vita comune attraverso una relazione con uno strampalato libraio; il quale a sua volta è il meno strampalato di una strampalatissima compagnia di personaggi che si aggirano nel sotto-bosco umano dalle parti di Notting Hill a Londra.

Una commedia basata su situazioni comiche determinate spesso da equivoci, con momenti in cui tutto diventa zuccheroso, verso l’inevitabile e improbabile felice finale.

Come sempre in questi casi è ingeneroso un confronto con il famoso film tratto dallo stesso testo, con protagonisti Julia Roberts e Hugh Grant; non è tanto, o non è solo questione di statura artistica degli attori, quanto più dei vantaggi tecnici che la ripresa cinematografica offre rispetto al teatro. Anche se, in questo caso, è stata di sottile efficacia il gioco dell’ambientazione scenica, che in pochi metri risolveva l’alternarsi degli spazi e degli ambienti su cui il cinema può spaziare liberamente.

Buona la recitazione dei personaggi non protagonisti, ben diretti e coordinati dal regista e resi credibili anche dalla misurata spontaneità e vivacità delle varie occasioni; Spike, in questo senso, ci è sembrato talvolta sopra le righe, anche se alla fine è risultato vivace e divertente.

William, il libraio, interpretato da Marco Bonini, più che un protagonista, ci è sembrato il più importante dei personaggi di contorno, non sempre convincente come grande innamorato.

Anna Falchi, nella parte della grande attrice, ci è sembrata brava, di mestiere sicuro, non bravissima.

Non sappiamo quanto sulla sua scelta di impersonare il personaggio di Anna, abbia influito la dimensione personale che anche lei, come tutti i personaggi del mondo dello spettacolo prima o poi, con la fama, devono affrontare; la fama, cioè, come perdita della privacy, il successo come rinuncia ad essere se stessi, specialmente quando, oltre che sulla scena o sul set, si vuole anche avere una vita propria e famigliare.

Quello che comunque le è mancato, ci sembra, è il guizzo in più che avrebbe reso convincente una interpretazione che non è andata oltre ad un acquisito buon mestiere; in questo senso, in più momenti, c’era manifesta una certa reticenza ad affondare nel personaggio che interpretava, quasi a non volersi confrontare pubblicamente fino in fondo con le situazioni in cui la vicenda la immergeva.

Resta comunque uno spettacolo piacevole, con il dialogo basato sul gioco delle iperboli espressive, in un mix divertente di auto-ironia, a volte di sarcasmo, e repentini passaggi al romantico.
Ferdinando Offelli - 10 gen.07