Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale, 27^ Stagione Teatrale

Il padre

Quando la paternità è messa in dubbio
Un capolavoro, che mostra i segni dell’epoca in cui è stato scritto. Questa è la nostra impressione sul dramma di August Strindberg “Il padre” recentemente andato in scena al Teatro Comunale di Thiene, nell’ambito della 27^ Stagione Teatrale, con Umberto Orsini e Manuela Mandracchia, per la regia di Massimo Castri.
La vicenda è quella del contrasto tra due coniugi, un capitano di cavalleria e la moglie Laura, sull’educazione da dare alla figlia Bertha; lui vuole farne un’insegnante, mentre lei è più disponibile ad assecondarne le propensioni artistiche della ragazza. Tutta la storia gira attorno al dubbio secondo cui sin dai tempi antichi si affermava che “mater semper certam, pater nunquam”. Ed è proprio instillando questo dubbio sulla reale paternità, per rivendicare il suo diritto a decidere, che la moglie Laura, mette in crisi il marito, sfaldando la fiducia su cui basava la sua sicurezza di marito e padre.
Il resto è una progressiva regressione del capitano verso lo stato infantile, una fuga a ritroso nel tempo per sfuggire ad una realtà insoddisfacente, fino alla morte nel grembo della nutrice, mentre la moglie commenta acidamente la debolezza del cosiddetto sesso forte che muore per la sua debolezza. È il trionfo della donna nella moderna società denunciato dal misogino drammaturgo svedese.
I segni che il tempo ha lasciato su questa commedia di August Strindberg, in letteratura normalmente citato in coppia con Ibsen, si possono riscontrare nel primo femminismo, all’inizio del secolo scorso, nel determinismo scientifico agli albori della psicanalisi.
La regressione allo stato infantile del capitano nel terzo atto, risente ai nostri occhi moderni delle progressive raffinatezze che la psicologia in arte è andata conquistando, rendendoci più smaliziati di quanto poteva essere il pubblico ai tempi di Strindberg.
Grandi sia le interpretazioni, che la regia; non solo i ruoli maggiori, con una conferma di Umberto Orsini come un grande del teatro italiano e la scoperta di Manuela Mandracchia, ma anche nelle parti di contorno, merito anche della spiente dosatura che la regia ha saputo dare all’insieme del recitato.
Ferdinando Offelli - 24 feb.07