Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
In diretta dall’ex cava di Zovencedo

Il sergente

Il capolavoro di Mario Rigoni Stern recitato da Marco Paolini
Un capolavoro; secondo noi non c’è altro modo di definire lo spettacolo “Il sergente” che Marco Paolini ha tratto dal romanzo di Mario Rigoni Stern “Il sergente nella neve” e recentemente andato in onda sulla Sette in diretta dall’ex cava Arcari di Zovencedo. I motivi per cui ci sentiamo di definire un capolavoro questo lavoro teatrale di Paolini sono diversi. Anzitutto per il lavoro sul testo del romanzo, che è stato colto nella sua essenza, nel suo profondo significato di messaggio di pace di fronte all’assurda e insulsa atrocità della guerra. Noi italiani in Russia non avevamo alcun motivo storico di andarci, se non la criminale ambizione del Duce che voleva emulare il Fuhrer; un’avventura tragica che abbiamo pagato con migliaia di giovani morti e con le atroci sofferenze patite dai nostri soldati. Questi nostri poveri ragazzi che nel rigido inverno russo venivano accolti e sfamati nelle isbe dell’immensa steppa, sono la più evidente dimostrazione che la gente umile, quella dei monti, dei campi, della steppa, vuole la pace perché la loro vita, la loro sopravvivenza, è già dura comunque.Paolini tratta questi grandi temi del romanzo di Rigoni Stern con un taglio nuovo, diverso; c’è l’ironia verso l’insensatezza delle gerarchie militari, con punte di comicità amara. C’è la denuncia dell’assurda spedizione dell’Armir che a suo tempo abbiamo affrontato con pressapochismo criminale e soprattutto militarmente impreparati; c’è anche un profondo senso di umana solidarietà tra i soldati la cui sola aspirazione è di “tornar a baita”, a casa.C’è poi l’ambientazione in grotte naturali che creano un clima suggestivo di grande efficacia, pur con il disagio del freddo e dell’umidità (“niente in confronto ai – 40 gradi della Russia” ha osservato Paolini).C’è poi un grande Marco Paolini, il Paolini della piena maturità artistica, da sempre in grande sintonia culturale con Mario Rigoni Stern; il racconto, giocato su tutti i toni, si sviluppa stringato ma efficace, superando tutti i tecnicismi di opere precedenti, con una solidità culturale che incanta e affascina.Uno spettacolo che, pur messo in onda su la Sette, una tv commerciale, ha evitato il crimine delle asfissianti interruzioni pubblicitarie; una lezione, non tanto per le altre tv commerciali, che qui non ci interessano, quanto più per quella Rai che in cambio del canone ci propina grandi stupidità e massiccia pubblicità, mentre i politici sono in perenne lotta per ottenerne il controllo.Considerazioni amare che lasciamo cadere, per non perdere il piacere e la convinzione di aver assistito ad un capolavoro in termini assoluti, a volte persino più efficace del romanzo da cui è stato tratto.Fa bene prendere atto che, a saperla cercare, c’è una cultura italiana assolutamente valida e interessante, di fronte alla quale fanno rabbia certi meschinità vocianti che con i nostri soldi ci sono offerte dalla tv pubblica.
Ferdinando Offelli - 11 nov.07