Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
SCAFFALE
Calvene, presentata l’opera di Francesco Brazzale

Dal Pian del Toto a la Val de Fonte

“La vera storia di un paese del pedemonte…”
“Dal Pian del Toto a la Val de Fonte” è il poetico titolo dato da Francesco Brazzale all’opera recentemente presentata a Calvene, edita dall’editrice Agorà, in cui, con un buon apparato iconografico, ricostruisce la storia e la vita del paese.

Si tratta, spiega lo stesso autore nella sua Introduzione, di un ampio rifacimento di una precedente opera, “Calvene l’è un bel paese…”, edito nel clima culturale degli anni ’70 e che, pur mantenendo la stessa struttura, è stato ampliato in più parti, con l’aggiunta di una Appendice di documenti.

In genere ci sono due modi per leggere e gustare libri come questo di Francesco Brazzale, a seconda che si sia, o non si sia, originari del posto, in questo caso di Calvene. Chi è di Calvene non solo sa esattamente dov’è il Pian del Toto o la Val de Fonte, citati nel titolo, ma conosce anche, più o meno direttamente, molti dei vari luoghi e personaggi che nel libro sono ricordati, come la maestosa figura del maestro Olinto. Insomma essere di Calvene rappresenta indubbiamente un valore aggiunto alla lettura di questo libro, per quanto si possa dire che è di grande interesse storico-documen­taristico anche per chi di Calvene non è.

Per tutti, comunque, c’è modo di cogliere e apprezzare quella dimensione culturale che caratterizza questo paese, conferendogli quell’orgoglio iden­titario con cui, per esempio, nel suo viaggio “coast to coast”, Riccardo Brazzale, di fronte al suo ospite che si dichiarava di professione calvinista, ha potuto proclamare che “I am a Calvenist”; insomma una specie Calvene pride.

Il libro di Francesco Brazzale “Dal Pian del Toto a la Val de Fonte”, con una prefazione di Bepi de Marzi, che da poeta si chiede se “Sarà contenta la Ciaona?”, si compone sostanzialmente di due parti. La prima parte, in dimensione diacronica, è sostanzialmente un escursus sulla storia di Calvene che attraverso i principali avvenimenti e i vari cambiamenti intervenuti ci porta dai primordi della nostra civiltà locale fino praticamente ai nostri giorni, compresa quella che potremmo chiamare l’epopea dell’emigrazione, che non ha certo risparmiato questo paese.

Il taglio espositivo usato da Francesco Brazzale è anzitutto corretto da un punto di vista storiografico, basandosi il più possibile su dati documentali, con opportune citazioni e chiare indicazioni tra ciò che è storicamente provato e ciò che invece appartiene ad una tradizione orale più o meno consolidatasi nel tempo.

Così Francesco Brazzale, da un lato ci mostra come la storia nei secoli sia passata direttamente, a volte pesantemente, anche per Calvene, mentre dall’altro ci documenta su come in tutti i grandi eventi della nostra storia nazionale ci siano sempre state anche persone partite da questa terra.

Calvene, per esempio, è stata storicamente sede di una importante Chiesa Collegiata, cioè composta da un insieme di religiosi e dotata di fonte battesimale, da cui dipendevano diverse altre chiese ad essa collegate, come quella di Lugo, prima che questa si costituisse in parrocchia autonoma.

La seconda parte del libro “Dal Pian del Toto a la Val de Fonte”, presenta invece un andamento sincronico, o forse meglio, un andamento ciclico, nel senso che narra, non tanto l’evolversi degli eventi, quanto più il ripetersi ciclico di fatti, costumi e modi di vita che caratterizzavano la vita in questo paese e che, pur rinnovandosi e ripetendosi continuamente, restavano praticamente fissi nel tempo.

Sono usi e costumi di vita che riguardano un po’ tutta la zona dell’alto vicentino che arriva fino a Calvene; vi troviamo capitoli su “Il ciclo della vita”, sulle “Feste e usanze nel corso dell’anno”, su “La vita di tutti i giorni” e sulle “Credenze popolari”.

Fa, per esempio, impressione il fatto che nella sua relazione degli anni ’30 del secolo scorso, il parroco di Calvene, don Pietro Costa, dichiari che “Increduli a Calvene se ne contano oggi 4, dei quali due giovani e due donne, una nubile e l’altra maritata”. Non è il numero che colpisce, quanto più il fatto che anche a Calvene c’era quella uniformità culturale e religiosa che faceva della figura del parroco il principale mediatore di cultura nella vita dei cittadini. Era quel sentirsi parte di un tutto ben definito, all’interno del quale esistevamo legami forti e rapporti riconosciuti, per quanto spesso conflittuali; così, ad esempio, dopo la terribile piena del 1850, tutto il paese concorse alla ricostruzione della chiesa parrocchiale, gli uomini col loro lavoro nel cantiere e le donne con la dressa, mentre l’impe­ratore, da parte sua, ha aggiunto mille fiorini.

Ecco perché, a ragione, Francesco Brazzale si infervora quando considera che per il magnifico fonte battesimale, risalente al XII secolo, sono passati secoli di generazioni di persone di questa terra; quel fonte può essere preso come emblema stesso dell’identità culturale di Calvene, la linea che lega tutti agli stessi valori permanenti nel tempo.

Resta da dire dello stile narrativo di Francesco Brazzale in “Dal Pian del Toto a la Val de Fonte”, uno stile semplice, diretto ed efficace; il tono è quello di chi parla a quanti è sicuro lo capiscono, perché condividono la stessa dimensione culturale.

Insomma, “Dal Pian del Toto a la Val de Fonte” è un libro di sicuro interesse storico anche per chi non è di Calvene, ma che per chi è di Calvene acquista il valore aggiunto di essere intriso di quello che abbiamo chiamato il Calvene pride, quello stesso che negli anni ’60 sentimmo esprimere con la perentoria affermazione secondo cui: “sotto l’Astego i xe tuti teroni, sora Endri i xe tuti cruchi”.

Ferdinando Offelli - 22 dic.07