Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale, 28^Stagione Teatrale

Quando al paese mezogiorno sona

Una spassosa commedia ruspante
Una spassosa commedia ruspante è quella cui abbiamo assistito recentemente al Teatro Comunale di Thiene, nell’ambito della 28^ Stagione Teatrale; si tratta di “Quando al paese mezogiorno sona” di Eugenio Ferdinando Palmieri, con Giancarlo Previati e per la regia di Pierluca Donin.Se fosse stata una commedia seria, avrebbe potuto intitolarsi “Aspettando Piero”, che come Godot è atteso da tutti e non arriva mai. Piero è il favoloso “zio d’America” da cui una volta tutti si aspettavano la fortuna o almeno quel benessere che qui da noi era impossibile da raggiungere.Attorno all’evento dell’arrivo a Genova di Piero, si svolge tutta la commedia vagamente goldoniana, con una famiglia, i Camisan, di possidenti benestanti, dove due fratelli intendono escludere la sorella Antonia, sposata, dai benefici che Piero dovrebbe portar loro dall’America, ciò cui inutilmente si oppone il di lei marito Leonzio. Il quale Leonzio ha una bella pensata, spingendo il figlio Ferucio a chiedere la mano di Cecilia, figlia unica di Gregorio, e quindi unica erede delle fortune di famiglia, con l’aggiunta delle ricchezze arrivate dall’America. Cecilia è però innamorata di Salvatore, un cicisbeo goldoniano, che corteggia anche la vacua madre di Cecilia, Amelia, moglie di Gregorio Camisan.A complicare le cose avviene che la servetta di famiglia, Olga, resta incinta; non essendo stato il promesso sposo, Marco, resta il dubbio se la colpa sia da attribuirsi a Guelfo, vedovo e fratello di Gregorio, o al di lui figlio, lo sfaccendato Bepi, i quali hanno cercato di por rimedio all’incidente con sostanziose somme di denaro.Di sicuro non si può presentare a Piero, in arrivo a Genova, una situazione famigliare così disastrata, con madre e figlia innamorate dello stesso vanesio rubacuori, e la serva di famiglia che non sa se il padre del figlio che ha in grembo sia il padrone o suo figlio; ed ecco che il toccasana diventano gli “schei” con cui Gregorio cerca di rendere presentabile la situazione, con le nozze riparatrici di Guelfo con Olga. Ma è proprio quando vengono messi in gioco gli interessi economici, che si scopre come ciascuno dei personaggi cercava di truffare gli altri; a risolvere l’intricata vicenda, assumendo una statura teatrale un po’ sopra le righe, interviene Cecilia, che accetta di sposare Ferucio, mentre Gregorio a suon di soldi per la dote, convince Marco a riprendersi Olga e a sposarla.Come si vede una trama complicata e ricca di colpi di scena, con la chiara accusa da parte di Palmieri dell’ipocrita perbenismo di una società dove tutti tendono a fare i loro interessi a scapito degli altri.Di sicura bravura quasi tutti gli attori, anche se alcuni non hanno perso il vizio di alzare la voce senza preoccuparsi di rendere comprensibile quel che dicono, mentre il ritmo narrativo non è stato sempre ben risolto, dando alla commedia quella legnosità che ci ha spinto a definirla ruspante. Comunque una commedia godibilissima, che fa pensare su come siamo, senza scomodare il nord-est.
Ferdinando Offelli - 23 gen.08