Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Giorno della Memoria 2008

Shoa le memorie

Lettura di testimonianze sulla violenza inutile
Faceva parte del programma per il Giorno della Memoria 2008 ed insieme era il primo spettacolo del Cartellone delle Variazioni Teatrali 2008; stiamo parlando di “Shoa, le memorie” messo in scena all’Auditorium di Thiene venerdì 25 gennaio.

Una volta acquistato il biglietto, gli spettatori venivano invitati ad aspettare fuori della sala; incuriositi abbiamo aspettato, finché uno della compagnia, dopo averci detto che avremmo assistito ad uno spettacolo non-spettacolo, assicurandoci che alla fine avremmo capito perché, ci ha fatti entrare uno alla volta scandendo a voce alta il nostro numero d’ingresso.

Ci siamo trovati così in 54, con la metà posteriore delle sedie in sala coperta da un telo bianco, con una citazione di Levi proiettata sulla parete laterale, e con il palcoscenico a scena già aperta. Finita la musica, è entrata una ragazza, che in assoluto silenzio si è tolta il cappotto e si è seduta ad un tavolo in un angolo del palcoscenico; battendo i passi sul pavimento, è entrato in sala da dietro di noi un personaggio che ha raggiunto un leggio sulla parte destra del palcoscenico stesso.

Ha cominciato a parlare, una lettura espressiva più che una recitazione vera e propria, andando avanti per circa un’ora, mentre la ragazza sull’altro lato del palcoscenico, sempre in assoluto silenzio e in modo assolutamente meccanico, scartava un pezzo, crediamo, di carne, lo salava, ci mettava sopra qualcos’altro, e poi lo mettava a cuocere… noi vedevamo solo il fumo.

L’attore recitante stava sviluppando un concetto, quello della violenza inutile perpetrata dai tedeschi nei lager; il nazismo, le leggi razziali, la guerra erano già per loro natura espressioni di violenza. Quello su cui il lettore si concentrava era il surplus di violenza che i carcerieri in vari modi aggiungevano di loro, quasi un loro contributo spontaneo di crudeltà.

Si cominciava dal treno, dove per molti c’era il problema di evacuare alla presenza di altre persone, per arrivare alla assoluta mancanza di cibo e acqua, impedendo ai prigionieri di raccogliere un po’ di neve dai finestrini per dissetarsi. Poi la nudità mortificante in cui si era costretti a vivere nei campi di sterminio.

Come si vede un discorso assolutamente serio, basato su testimonianze di prigionieri dei lager. Magari cose non del tutto nuove, ma che si incentravano con una maggior attenzione sui disagi gratuiti, aggiunti per avvilire ulteriormente le condizioni di vita dei prigionieri.

Abbiamo un profondo rispetto per queste cose, siamo grati a chi le ha rico-struite e ce le ha proposte… anche se c’è modo e modo.

La narrazione dell’attore ad un certo punto si è interrotta e i 54 spettatori sono rimasti fermi in attesa di vedere cosa succedeva; i due attori in scena sono usciti, accompagnati da un applauso incuriosito, e per farci capire che lo spettacolo non-spettacolo era finito hanno tirato le tende delle porte d’ingresso alla sala.

Uscendo ci siamo chiesti se eravamo i soli a non aver capito quello che ci era stato promesso ci sarebbe stato chiaro dentro in sala. Certo, il telo bianco che occupava metà della sala poteva simboleggiare la neve. Forse, è una nostra ipotesi, l’idea di farci entrare tutti assieme, contandoci uno per uno, tentava di ricreare in qualche modo il disagio di chi saliva sui carri bestiame per essere avviati al lager. Decisamente ci rifiutiamo di credere che la cottura della carne da parte della silenziosa ragazza possa essere in qualche modo il simbolo di quanto avveniva nei forni crematori; la cosa ci farebbe inorridire, non per la crudeltà, ma per la stupidità inaccettabile del simbolo stesso.

Meglio limitarci a dire che non abbiamo capito. Di questo spettacolo non-spettacolo abbiamo apprezzato il testo letto, con le testimonianze di chi quella violenza inutile ha subito e per la quale abbiamo il più profondo rispetto. Il resto non l’abbiamo capito, nessuno ce lo ha spiegato e, sul piano teatrale, ci è sembrato un’operazione cervellotica, certamente non riuscita.

Ferdinando Offelli - 27 ott.07