Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale, 28^ Stagione Teatrale

La parola ai giurati

Un teatro troppo teatro
Non abbiamo visto il film da cui questo spettacolo è stato tratto; stiamo parlando di “La parola ai giurati”, andato in scena recentemente al Teatro Comunale di Thiene, nell’ambito della 28^ Stagione Teatrale.Quasi certamente del film, interpretato da Henry Fonda, avremmo detto che era troppo “teatrale”, nel senso che la scena era statica e non giocata sulla varietà che il cinema permette; eppure, anche la versione teatrale ci è sembrata troppo statica, troppo fissa e giocata quasi completamente sulla recitazione.La vicenda è quella di una giuria composta da dodici uomini che, finito il processo, si ritirano per decidere il verdetto da emettere sul caso di un ragazzo che ha ucciso il padre; all’inizio il verdetto di colpevolezza è dato quasi per scontato ed acquisito. Su dodici giurati, undici sono per un giudizio di colpevolezza e solo uno (Alessandro Gassman) sembra essere attanagliato da quello che legalmente si definisce un “ragionevole dubbio”.Alla fine, proprio facendo leva sul ragionevole dubbio, la situazione si capovolgerà e tutti i giurati saranno d’accordo di emettere un verdetto di non colpevolezza. Si potrebbe dire che la situazione è cambiata così radicalmente perché tutti i giurati sono stati portati a interiorizzare un problema che prima avevano affrontato abbastanza superficialmente, magari nella speranza di non perdere l’incontro di football. Naturalmente per qualcuno dei giurati la scelta da fare si intreccia con le proprie vicende personali e famigliari, come il rapporto traumatico con un figlio che ha abbandonato la famiglia e contro cui si vorrebbe in qualche modo vendicarsi.È questo sviluppo della vicenda basata essenzialmente sulla recitazione che rende la commedia non facile da sostenere sul piano scenico-teatrale; soprattutto nel primo atto, il ritmo langue e l’attenzione dello spettatore non è sempre ben sostenuta, cosa che invece riesce meglio nel secondo tempo, quando dialogo e tensione si infittiscono verso le successive crisi personali dei vari personaggi. Qualche espediente per mantenere l’attenzione, come spostare la scena nel bagno, non è di grande effetto.E non si tratta neppure di limiti degli attori, a parte qualcuno che quando alza la voce diventa difficilmente intelleggibile; è piuttosto il fatto che la commedia, il cui titolo originale è “Twelve angry men” (dodici uomini arrabbiati), essendo quasi interamente giocata sul dialogo, spesso scade di interesse e di intensità.In questo modo, il problema della pena di morte, anche alla luce della recente moratoria dell’Onu, a noi è sembrata del tutto irrisolta.

Ferdinando Offelli - 9 feb.08