Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale, 28^ Stagione Teatrale

Il sindaco del Rione Sanità

Grande interpretazione di Carlo Giuffè.
Se questo “Il Sindaco del Rione Sanità”, recentemente andato in scena al Teatro Comunale di Thiene, con e per la regia di Carlo Giuffrè, doveva essere un punto di forza di questa 28^ stagione teatrale thienese, dobbiamo dire che ha risposto pienamente alle attese. Al punto, sgombriamo subito il campo, che Carlo Giuffrè non è più solo una specie di controfigura storica di Eduardo De Filippo, ma ha finito per acquisire una sua statura autonoma e un suo personale stile interpretativo in opere che comunque nella nostra memoria restano strettamente collegate con l’autore e maestro.La vicenda è quella di una specie di capoclan camorristico, Antonio Barracano, assurto per la sua statura morale a fare da giudice assoluto, e spesso contro la legge, sui fatti che avvengono nella sua zona di competenza, il Rione Sanità. È insomma un padrino cui ci si rivolge quando si ha qualche questione da sistemare.Ed eccolo allora dirimere una lite tra giovanotti, mentre un padre di famiglia, coinvolto nella spirale dell’usura, ottiene da lui giustizia, con l’usuraio che, in cambio della cambiale, riavrà in saldo del denaro invisibile costretto a contare, in una scena magistrale, da Antonio Barracano.Il nucleo della vicenda è comunque quello del contrasto tra un padre, possessore di 2 negozi, e il figlio che ha la fidanzata incinta. Alla fine Antonio Barracano riuscirà a sistemare le cose, anche se dal negoziante riceverà una coltellata fatale. E così in una cena in cui ha riunito tutti i personaggi del suo mondo, Antonio Barracano esce teatralmente dalla vita, convinto della utilità del ruolo da lui in essa svolto.Sul piano spettacolare siamo certamente al grande teatro di Eduardo De Filippo, pienamente reso dalla regia di Carlo Giuffré, anche se la comprensione del dialetto napoletano in certe scene e in alcuni personaggi è decisamente difficoltosa.Il limite della commedia è più che altro di tipo storico; nessuno mette in dubbio che uomini come Antonio Barracano avessero un’autorità morale capace di competere con quella della legge. Dopotutto l’unico misfatto che Don Antonio ammette è quello di aver corrotto dei testimoni per salvarsi al processo per omicidio (un atto dovuto?), ciò che gli ha procurato il prestigio di cui sembra godere. Purtroppo, messa in una prospettiva storica, la soluzione di Eduardo ai problemi della giustizia a Napoli si è rivelata drammaticamente perdente, al punto che oggi il napoletano appare ogni giorno come una zona franca dove la legge è stata sostituita dagli affari della camorra.È triste dover concludere che quell’Antonio Barracano, magistralmente interpretato da Carlo Giuffrè, è solo una romantica illusione miseramente fallita del grande Eduardo.
Ferdinando Offelli - 24 feb.08