Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale

Il vangelo secondo Pilato

Bravo Glauco Mauri, grande Roberto Sturno
Tutto viene da un romanzo, “Il Vangelo secondo Pilato”, dal quale Eric-Emmanuel Schmitt, ha tratto due atti unici, “Il giardino degli ulivi” e, appunto, “Il Vangelo secondo Pilato”, che possono essere rappresentati insieme o separati.Insieme sono recentemente andati in scena al Teatro Comunale di Thiene, nell’ambito della 29^ Stagione Teatrale. Si è trattato di grande teatro.Glauco Mauri, per la 14.a volta al Comunale di Thiene, è stato Gesù Cristo in un atto unico intitolato “Il giardino degli ulivi”. Siamo ad un’ora ormai dall’arrivo dei soldati che, per il tradimento di Giuda, dovranno arrestare Gesù, dando inizio alla sua passione e morte; sapendo ed avendo accettato la fine che lo aspetta, Gesù vive umanamente la paura dell’uomo di fronte alla morte.È un po’ difficile e rischioso inoltrarsi in un tema che ha affascinato molti, cioè la natura umana del Cristo-Dio. Come uomo, Gesù di Nazareth sembra aver apprezzato le umili condizioni di vita del luogo che ha scelto a sua dimora, le gioie della fanciullezza, gli amici ed i semplici affetti familiari, ma anche le paure e i dolori. Non sappiamo se nell’orto dei Getsemani Gesù preferisca la condizione umana o quella di Messia, un dubbio che lo assale e lo angoscia. Anche il tradimento di Giuda è più un atto dovuto dalle circostanze che una personale scelta di malvagità e di odio.Glauco Mauri ha confermato sul palcoscenico del Comunale di essere un grandissimo attore di teatro; ha saputo rendere, senza nulla concedere allo spettacolo e alla retorica, la condizione umana del Cristo-uomo di fronte alla morte imminente.Grande teatro è stata comunque la seconda parte, “Il Vangelo secondo Pilato”, interpretato da Roberto Sturno ben assistito da Marco Blanchi.Il mistero della sparizione del cadavere di Cristo tre giorni dopo essere stato crocefisso diventa per la politica del pretore romano Pilato un problema di sicurezza pubblica e va quindi risolto subito.L’approccio di Pilato è testardamente razionale, esamina i fatti e cerca di trarre da essi delle conclusioni, prima di passare all’azione. Cristo è solo apparentemente risorto, sembra essere la razionale spiegazione, perché di fatto non è mai morto; il suo corpo ancora in vita nonostante le torture e la crocifissione, è stato sottratto da Giuseppe di Arimatea, e adesso è riapparso ai suoi.Si tratta secondo Pilato di forme di fanatismo religioso, finchè non scopre che anche sua moglie Claudia crede nella resurrezione del Cristo.“Nel caso Gesù – dice Pilato alla fine - ho tentato di difendere la mia ragione, salvarla a tutti i costi dal mistero. Non ci sono riuscito. Ammetto che esiste qualcosa di incomprensibile”.Quello che ha colpito comunque in questo secondo atto unico è stata la stringata chiarezza del testo, che Roberto Sturno, ben supportato da Marco Blanchi, ha reso con assoluta misura ed efficacia, da grande attore.Ne è venuto uno di quei ‘magic moment’ di grande teatro che al Comunale certo non mancano, anche se stanno diventando sempre più rari.
Ferdinando Offelli - 12 nov.08