Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale, 29^Stagione Teatrale

Die Panne

Teatro dell’assurdo con caso di coscienza
Teatro dell’assurdo si potrebbe definire “Die Panne, la più bella giornata della mia vita”, lo spettacolo recentemente andato in scena al Teatro Comunale di Thiene nell’ambito della 29^Stagione Teatrale, per la regia di Armando Pugliese e con Gianmarco Tognazzi e Bruno Armando tra i protagonisti.
E quando si entra nella dimensione dell’assurdo, si deve accettare il fatto che veniamo trasferiti in una realtà diversa da quella che quotidianamente viviamo, col pericolo di non riuscire più ad uscirne.Alfredo Traps, un aitante e disinvolto rappresentante di tessuti, è costretto a chiedere ospitalità per una notta in una villa isolata perché la sua auto è “in panne”.
La villa è di proprietà di un anziano giudice, che ci vive con la giovane nipote Simone, un avvocato, un pubblico ministero e un ex-boia con funzioni di cuoco.
L’allegra combriccola si diverte a fare salutari passeggiate e, alla sera, a imbastire finti processi ad ospiti occasionali o, in loro mancanza, a Seneca, Cristo e Federico di Prussia.
Anche l’ospite Traps, senza grande entusiasmo, si presta al gioco che viene condotto dagli altri personaggi con assoluta serietà. A poco a poco però, anche Traps scivola nella finzione e finisce addirittura per confessare un delitto, cioè la morte di infarto del principale che ha scoperto una sua relazione con la giovane moglie, e di cui Traps finisce per sentirsi colpevole.Alla fine, emessa la sentenza capitale per il delitto confessato, lo stralunato tribunale ritorna con un ennesimo brindisi alla realtà vera, pronto domani a ricominciare il gioco con una altro finto processo.
Quello che invece proprio non riesce ad uscire dalla finzione è invece il nostro Alfredo Traps, che finirà per auto-punirsi, in ossequio alla sentenza, suicidandosi.
Abbiamo già detto che la commedia di Friedrich Durrenmatt si svolge in una atmosfera di assurdo finto-realismo, all’interno della quale ognuno ha un suo ruolo da svolgere; così, per esempio, la nipote Simone si aggira quasi danzante per il palcoscenico con una esagerata teatralità, usata in funzione di maschera, mentre ogni bottiglia che apre è oggetto di una rituale cerimonia da parte dell’allegra compagnia.
È una strana sensazione quella che si respira da questa commedia, con lo spettatore che viene portato dentro la dimensione dell’assurdo, dove gli attori vivono come fosse la realtà; alla fine tutto si rivela un gioco, una finzione, proprio come, dopotutto, è il teatro.
Ferdinando Offelli - 15 dic.08