Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale, 29^Stagione Teatrale

La rosa tatuata

Tennessee Williams in napoletano
Fa certamente un certo effetto sentire recitare in napoletano una commedia di Tennessee Williams; stiamo parlando di “La rosa tatuata”, con Mariangela d’Abbraccio e Paolo Giovannucci, per la regia di Francesco Tavassi, recentemente andata in scena al Teatro Comunale di Thiene nell’ambito della 29^ Stagione Teatrale.
La commedia, un classico del teatro americano, soprattutto di quello ambientato nel sud degli States, è la vicenda di Serafina Delle Rose, rimasta vedova di Rosario, un camionista contrabbandiere ucciso dalla polizia, tutta dedita a ricordarlo, magari portandosi le ceneri a casa in un’urna, culto a cui vorrebbe legare la figlia quindicenne, Rosa, americana di seconda generazione, studente alla high school, che sogna una vita normale e si innamora, corrisposta, di un marinaio.
C’è quindi nella famiglia uno scontro generazionale tra una cultura tradizionalista e italiana della madre, chiusa nel suo stato vedovile, e le aspirazioni e insofferenze di vita della ragazza tarpate dall’egocentrismo materno.
Finché ad un certo punto anche Serafina viene a scoprire quello che gli altri già tutti sapevano, e cioè che il tanto venerato Rosario aveva in realtà da tempo una relazione con una ballerina, che come lui si era fatta tatuare una rosa sul petto.
Tradita nel suo culto vedovile del marito, Serafina torna ad essere donna e intreccia una relazione con una altro camionista, ancora un trasportatore di banane, a cui finisce di cedere. Questo non la mette più in grado di controllare strettamente la figlia Rosa, che se ne va da casa per inseguire il suo sogno d’amore con il bel marinaio Jack Hunter.
Il problema che pone questa commedia è se ci troviamo nel sud degli Stati Uniti o nell’ambiente napoletano in cui Eduardo De Filippo ha ambientato tante sue commedie. Nel teatro americano il deep south (profondo sud) è sempre stato il simbolo di un tradizionalismo e di un conservatorismo che si opponeva al progresso e alla spregiudicatezza dei costumi del nord degli Usa. In questo senso il sud degli States è una categoria letteraria di cui Tennessee Williams è uno dei principali esponenti.
Quello cioè che abbiamo difficoltà ad accettare è la automatica traslazione del deep south americano nel sud italiano, facendo parlare i personaggi in napoletano o in siciliano.
Forse più che la recitazione, accettabile se non proprio efficace da parte di tutti i personaggi, compresa la Serafina interpretata da Mariangela D’Abbraccio, è la difficoltà di comprendere quello che gli attori dicevano che ci ha creato qualche difficoltà.
Non si tratta solo dell’uso del napoletano, dialetto che non è per noi di facile comprensione, è il fatto che troopo spesso gli attori, contravvenendo ad una regola base del teatro, parlano in fretta, senza scandire e senza rivolgersi verso il pubblico; quello che si dice, per esempio sul lato superiore della scena non ci è stato possibile capire perché gridato e non ben scandito.
Forse bastava considerare che per Tennesse Williams gli italiani d’America erano già ben più arretrati del suo deep south, per cui nella recitazione sarebbe andato bene anche l’italiano.
Ferdinando Offelli - 8 feb.09