Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale

Il dio della carneficina

29^Stagione Teatrale
Una brillante ma triste commedia a 4 mani questa “Il dio della carneficina” recentemente presentata al Teatro Comunale di Thiene, penultimo spettacolo della 29^ Stagione Teatrale.
La commedia scritta nel 2006 (Dieu du carnage) dalla francese Yasmina Reza e messa in scena in Italia per la regia di Roberto Andò, si avvale infatti di un buon cast di 4 attori composto, oltre che da Silvio Orlando, da Anna Bonaiuto, Alessio Boni e Michela Cescon.
La situazione è abbastanza tipica per persone di scuola; due alunni, per le loro intemperanze giovanili, vengono a botte e uno ci rimette un paio di denti. Con questo pretesto le due coppie di genitori si incontrano per tentare di comporre civilmente la questione su un piano educativo e da persone mature.
Si tratta dei coniugi Michel e Veronique Houillé, lui gestore di un negozio di ferramenta, lei scrittrice impegnata in azioni di volontariato con l’Africa; l’altra coppia è formata da Alain e Annette Reille, lui avvocato impegnato in una causa per un medicinale dannoso per la salute, con il cellulare ossessivamente in attività, lei una casalinga frustrata che cerca nel ruolo di madre moderna un suo appagamento esistenziale.
Queste due coppie, all’inizio formalmente gentili e ineccepibili, a poco a poco si rivelano una combriccola di egoisti, complice anche il rum di marca che scorre in dosi eccessive.
Michel, il commerciante, è un mammone ed un pacione, capace però di abbandonare in strada il criceto del figlio; per questo la moglie Veronique lo accusa di crudeltà, lei che impegnata negli aiuti umanitari con l’Africa dovrebbe essere preoccupata di ben altre crudeltà sugli esseri umani.
Quella che letteralmente scoppia è Annette, la quale con un gesto liberatorio dettato dall’esasperazione getta in un vaso pieno d’acqua il cellulare del marito, che cinicamente sta cercando di gestire uno scandalo pubblico che lo coinvolge.
Quello che l’autrice dell’atto unico porta abilmente a compimento è un gioco al massacro in cui le due copie non solo vengono lentamente ma inesorabilmente destrutturate al loro interno, con gli uni che si scoprono ad odiare gli altri, con il formarsi di improbabili intrecci solidaristici di tutti con tutti ma anche contro tutti. In questo senso i rapporti sociali, per quanto formalmente corretti, di fatto sembrano sottintendere una tensione a distruggere gli altri, e dove quindi il singolo diventa il dio di una carneficina.
Buono il livello della recitazione, per quanto quella di Silvio Orlando e di Anna Bonaiuto ci sia sembrata più naturale e realistica rispetto a quella un po’ sottolineata di Alessio Boni e Michela Cescon.
È proprio questo sostanziale equilibrio tra le parti in causa che costituisce la vera novità della commedia, dove tutti sono protagonisti di un gioco sociale che finisce per toglier loro la veste imposta dalla società per restituirli alla loro misera e avvilente umanità
Ferdinando Offelli - 28 mar.09