Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Grande successo al Teatro Comunale

Salomè

I 20 anni della Compagnia “La Zonta”
“Guardo il Teatro Comunale questa sera e vorrei tenermelo a lungo in mente così come lo vedo ora”; così Giampiero Pozza ha commentato, in fase di ringraziamenti, lo spettacolo che offriva il pubblico che riempiva il Comunale di Thiene alla fine della prima assoluta di “Salomè”, la commedia di Oscar Wilde scelta dalla Compagnia “La Zonta” per festeggiare i suoi 20 anni di attività.
E, con lui, anche noi vorremmo avere alla lunga nella nostra mente quello che abbiamo sentito, ben oltre la dimensione teatrale, come un evento culturale per la città di Thiene. Un evento che, come ha detto Giampiero Pozza, è nato da uno smilzo libretto in edizione economica, per diventare uno spettacolo che si è posto come punto d’incontro delle diverse dimensioni culturali oggi ben presenti in Thiene.
“Salomè” di Orscar Wilde è stata dichiaratamente scelta dalla Compagnia “La Zonta” perché “è un capolavoro assoluto della drammaturgia teatrale, un raro esempio di “spettacolo totale”.
La vicenda è nota; Oscar Wilde ha tratto lo spunto da un episodio narrato nei Vangeli in cui Salomè, figliastra del tetrarca di Galilea Erode Antipa, come ricompensa per il piacere procurato al patrigno con la sua danza, chiede la testa su un vassoio d’argento di Giovanni il Battista (Iokaanan), prigioniero di Erode, di cui si era invaghita e che l’aveva precedentemente respinta.
Su un buon livello generale della recitazione da parte dei vari attori, spiccano decisamente Gioia Cavedon nel ruolo impegnativo di Salomè, Giampiero Pozza in quello di Erode e Marina Vecelli in quello della regina Erodiade.
Alla dimensione del recitato ci sono da aggiungere le musiche di Alberto La Rocca e di Giuseppe Dal Bianco che, insieme con gli interventi corali del Coro città di Thiene, hanno sottolineato con suggestiva efficacia certi passaggi tragici o drammatici della vicenda narrata.
Lo stesso può dirsi per la danza, con gli interventi delle danzatrici di Studiodanza su coreografie di Rita di Biasi, che conferivano una sorta di trasognata leggerezza ma anche una dimensione di sommessa pensosità. Efficace anche la danza di Salomè, punto nodale della vicenda, su coreografia della stessa Gioia Cavedon, con l’intrigante svelamento della implicita dimensione sensuale.
I costumi di Corrado Carollo sono stati elaborati dal Laboratorio Thiene 1942 e Amici di Thiene, con il chiaro intento di portare il dramma fuori da ogni specifico riferimento temporale, per entrare in quella dimensione di assoluto in cui si voleva porre il significato dell’opera di Wilde.
Anche le scene di Mattia Trotta, con le sculture in ferro dell’enorme luna piena e della prigione del Battista, oltre naturalmente alla struttura, sempre in ferro, del trono, hanno contribuito efficacemente a creare l’atmosfera di drammatica ineluttabilità che permeava il racconto.
È evidente che, con tutti questi elementi e queste diverse dimensioni, che presi singolarmente erano già di per se stessi espressione di creatività artistica, compito non facile del regista era quello di amalgamarli in modo equilibrato e coerente. Mauro Lazzaretti, il regista appunto, è riuscito in questa straordinaria impresa, e la narrazione è andata avanti con una sua naturale armonia, un perfetto equilibrio, col giusto ritmo e senza che un elemento prevaricasse sugli altri.
Forse, come ha sottolineato anche Giampiero Pozza, da questo spettacolo “Salomè”, che per Thiene non è stato solo grande teatro ma un evento culturale, dobbiamo tutti trarre qualche insegnamento.
Era dai tempi del colpevolmente dimenticato Furio (Mario Cudignotto) che a Thiene non ci era stato dato di assistere ad una dimostrazione così convincente di creatività artistica e spettacolarità teatrale tutta nostrana e originale, a dimostrazione che in una dimensione e in uno sforzo corali abbiamo a Thiene potenzialità, persone e mezzi che ci permettono di non andare a mutuare la cultura altrove.
Ferdinando Offelli - 19 apr.09