Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Dal porto dei container di Taranto

I Miserabili: io e Margaret Thatcher

Marco Paolini, il muro e il mercato.
Marco Paolini ha celebrato a suo modo i 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino, con uno spettacolo, naturalmente su La7, dal porto dei container di Taranto, di fronte ad un pubblico intirizzito.
Non è facile riassumere più di 2 ore di intenso spettacolo, con il serrato monologo di Marco Paolini inframezzato dalla canzoni dei bravissimi Mercanti di Liquore.
Paolini, usando una efficace metafora, ha detto che la caduta del muro ha permesso il libero transito dei carrelli della spesa del consumismo. In realtà, fuor di metafora, con la caduta delle ideologie, sono caduti anche i limiti imposti al liberismo economico, teorizzato da Margaret Thatcher, cui sono seguiti Reagan negli Usa e da noi Berlusconi.
Naturalmente il liberismo economico, dalle nostre parti definito neo-liberismo, ha riaperto in modo drammatico i termini della questione sociale, quelli che più di un secolo fa Marx da una parte e la Rerum Novarum dall’altra, avevano cercato di limitare, mentre Victor Hugo dipingeva il grandioso affresco sociale dei Miserabili e la borghesia si dilettava nella Belle Epoque, che dice Paolini è “sol per poc”.
Secondo Paolini, la situzione si è in qualche modo ricreata come inevitabile conseguenza della caduta del Muro di Berlino, sostituito da tutta una serie di altri muri con cui in clima liberista ognuno ha cercato di difendersi.
Ecco, tra i Miserabili, l’operaio che era cresciuto con l’idea del posto di lavoro fisso fino alla pensione, che si trova licenziato per la crisi economica e che ora deve riciclarsi sul mercato del lavoro senza difese e senza possibilità di continuare quello che sapeva fare. Da cui le crisi personali e famigliari, soprattutto la mancanza di prospettiva dei giovani.
“Nel 2006 – dice Paolini – ho cominciato a mettere insieme i pezzi dello spettacolo ‘I Miserabili: io e Margaret Thatcher’; punto di partenza era lo strapotere dell’economia sulla nostra vita. Non un’invettiva contro il mercato, ma una presa d’atto della sua onnipresenza anche in momenti e in settori che un tempo non gli competevano”. La crisi economica, di origine finanziaria, di questi ultimi 2 anni, è una chiara conferma di quanto Paolini afferma, al punto che lo stesso ministro Tremonti ha recentemente parlato di necessità di tornare al posto fisso.
I pezzi che Paolini ha tentato di mettere insieme non si sono però tutti ben combinati ed amalgamati tra loro. A volte Paolini sembrava procedere senza che si capisse dove voleva parare; cosa c’entrava il secondo principio della termodinamica, che tra gli spettatori solo uno sapeva cosa fosse. Sono state queste forzature un po’ cervellotiche che hanno appesantito certe parti dello spettacolo, per quanto sia fuori discussione la bravura e la suggestività dell’ars declamatoria di Paolini. Forse queste porzioni, più che buttate via (sarebbe un peccato), andrebbero rese più accessibili e usufruibili da chi sulla termo-dinamica non ha fatto master universitari.
Quello che vogliamo dire è che, pur condividendo quasi tutto il discorso di Paolini, questo spettacolo non riesce a raggiungere l’intensità e il pathos con cui da spettatori siamo stati attratti dentro il “Sergente”.
Ferdinando Offelli - 15 nov.09