Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale, 30^ Stagione Teatrale

Vita di Galileo

Franco Branciaroli è il Galileo di Brecht
Di fronte ad un dramma come “Vita di Galileo” di Bertold Brecht, andato recentemente in scena al Teatro Comunale di Thiene, nell’ambito della 30^ Stagione Teatrale, per la regia di Antonio Calenda e con Franco Branciaroli nel ruolo del protagonista, in realtà non si sa da dove cominciare.
E allora partiamo dall’autore, Bertold Brecht, che di questo dramma ha fatto almeno 3 stesure nell’arco di più di un decennio, a dimostrazione di un suo profondo interesse in quanto andava rappresentando.
Il tema trattato è il contrasto tra scienza e fede, cioè tra la razionalità dell’uomo di scienza, che lo porta a sempre nuove scoperte, e la fede religiosa, o forse meglio il concetto di verità rivelata, gelosamente custodita dalla Chiesa, contro ogni apertura al metodo di sperimentazione scientifica.
Il ritratto di Galileo Galilei che ne deriva, nella prestigiosa interpretazione di Franco Branciaroli, è quella di un uomo ambizioso, avido di denaro e gaudente della buona tavola, che magari spaccia per sua una scoperta di altri, ma che è fortemente convinto delle sue scoperte scientifiche, al punto da sacrificare ad esse gli stessi affetti famigliari.
Il dramma, intenso nella sua profondità e nelle sue implicazioni, è stato trattato dal regista Antonio Calenda in modo da tener sempre sostenuta la vicenda con il giusto ritmo, senza cadute e rallentamenti che sarebbero risultati disastrosi, considerando anche che più che atti, c’è una successione di scene su base cronologica. Fuori discussione la grandezza di Branciaroli, anche gli altri attori hanno dato una buona prova interpretativa.
Forse una nota un attimo stonata la si trova nel sotteso riferimento che fa Brecht al conflitto di classe che negli anni in cui scriveva era molto più sentito di adesso; al punto che mentre gli attori sono in costume, Galileo-Branciaroli veste una specie di tuta da lavoro, come vestiva Brecht. La fede di cui la Chiesa si ammanta, facendose feroce difensore, diventa qui espressione del sistema capitalista, mentre la comunità scientifica, proprio perché crede nella assoluta razionalità, è sentita come più vicina alla dignità umana del lavoratore. Sono aspetti che hanno fatto il loro tempo e che la caduta del muro ha fatto superare, tanto che oggi rischiano di apparire obsoleti.
Quel che conta di più crediamo sia l’estrema attualità del dramma di Galileo; non è difficile infatti cogliere nel mito della verità “rivelata” l’arroganza di chi anche oggi proclama come sacrosanti i suoi principi e le sue squallide verità, solo perché ha i mezzi mediatici per farlo, facendoci credere in quelle che sono verità e idee pre-confezionate ai propri fini e interessi.
Galileo è quindi l’uomo che la verità vuole andarla a cercare con un metodo critico, mettendosi in gioco con tutta la sua razionalità di pensiero; uno che vuol credere a quello che ha scoperto razionalmente, senza mutuare da altri le indimostrabili e interessate verità rivelate.
E la misura eroica che Bertold Brecht ci propone sta proprio nel non cedere mai su questo principio, per quanto il potere ti imponga persino di abiurare a quello in cui profondamente credi. Il vecchio Galileo, acciaccato e umiliato, con i suoi ultimi sprazzi di vitalità, trova modo di far pervenire clandestinamente in Olanda l’opera in cui ha esposto le sue teorie, sapendo che la scienza non procede per fissità sempiterne, ma per continue scoperte, dove ogni punto di arrivo diventa un punto di partenza.
Ferdinando Offelli - 22 nov.09