Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene Teatro Comunale, 30^Stagione Teatrale

Tramonto

Un dramma alla Ibsen in dialetto veneto
Dramma della gelosia, in realtà un po’ sui generis, potrebbe essere definito lo spettacolo “Tramonto” di Renato Simoni, andato in scena al Teatro Comunale di Thiene nell’ambito dela 30^ Stagione Teatrale, per la regia di Damiano Micheletto.
Scritta nel 1906, la commedia si basa sulla vicenda del conte Cesare, sindaco-despota di un paesetto veneto, personaggio che non ammette idee diverse dalle sue, e che tratta col sarcasmo della sua irritante sicurezza.
Mentre sta progettando la realizzazione di un canale nelle campagne del paese, tra le difficoltà frapposte dai diffidenti proprietari terrieri, rifiuta a Marasca il posto di maestro comunale, adducendo come motivazione il fatto che lo stesso avrebbe troppo esitato ad allontanare di casa la moglie dalla condotta apertamente sconveniente; il maestro, durante il concitato colloquio si lascia sfuggire che il conte Cesare per lo stesso motivo avrebbe dovuto scacciare sua moglie di casa 20 anni prima.
Il conte è profondamente colpito nel suo orgoglio, non tanto per aver appreso di essere stato tradito dalla moglie, quanto più per non averlo saputo, quando tutti, parroco compreso, lo sapevano e probabilmente se la ridevano di lui ignaro.
Roso nell’orgoglio ferito, il Conte Cesare entra in uno stato di agitazione e sconforto, che lo porta a non essere più così sicuro delle proprie scelte, mentre messa alle strette sua moglie gli confessa che allora lei cercava un marito che la amasse e si era trovata con un padrone da ubbidire; per quanto poi alla lunga avesse imparato ad accettarlo col suo carattere.
Anche la madre del conte, una dura anziana signora che non accetta il fatto di essere non lontana dalla morte, ad un certo punto lo commisera perché non sa reagire alla debolezza da cui è preso.
Quando neanche il colloquio con il parroco non sembra dargli respiro, la commedia si chiude con il Conte Cesare che si avvia verso il suicidio.
Come si vede, si tratta di un drammone, duro, intenso in cui, complice la stessa scenografia, tutto sembra precipitare senza speranza verso la fine tragica; uno di quei drammi alla Ibsen, in cui il protagonista è vittima della propria psicologia più che dei fatti.
Pur con qualche passaggio un po’ sopra le righe, la recitazione è nel complesso buona, con qualche personaggio che suscita viva simpatia.
Forse riducendo la durata complessiva, togliendo magari una certa insistenza su certi momenti della commedia, si realizerebbe un maggior equilibrio d’insieme.
Resta comunque un buon teatro, in cui la novità sembra essere quella di una cupa atmosfera da Ibsen recitata in dialetto veneto.
Ferdinando Offelli - 30 gen.10