Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale, 30^Stagione Teatrale

L’oro di Napoli

La teatralità di Napoli
Nella natura stessa della città di Napoli è intrinseca una certa teatralità, che si manifesta nel dialetto e nella gestualità popolare, prima ancora che nel teatro. Quando poi questa teatralità arriva sulla scena, sembra trovarvi il suo ambiente naturale.
Questa è l’impressione che abbiamo provato assistendo allo spettacolo “L’oro di Napoli” recentemente andato in scena al Teatro Comunale di Thiene, nell’ambito della 30^Stagione Teatrale, un testo teatrale elaborato da Gianfelice Imparato e Armando Pugliese, per la regia di Armando Pugliese; si tratta sostanzialmente di un adattamento teatrale di sei racconti tratti dal libro “Trent’anni, diconsi trenta” di Giuseppe Marotta.
Più che una trama o una vicenda lineare, lo spettacolo presenta quindi un intreccio aggrovigliato di piccole storie personali che nel loro insieme fanno una atmosfera, ben assecondati in questo da una scenografia decisamente suggestiva.
Tra le trame che si possono individuare, c’è quella della moglie del pizzaiolo che incontra l’amante per il tempo di una messa, e nella foga amorosa perde l’anello che apparteneva alla madre del marito; il quale non si dà pace finché non lo ritrova. C’è poi la famiglia con i due genitori che hanno ospite-padrone un boss e che quando questi sembra essere gravemente malato riescono a ritrovare una loro dignità.
Per questo è stato detto che “L’oro di Napoli è la pazienza, “la possibilità di rialzarsi dopo ogni caduta; una remota, ereditaria, intelligente, superiore pazienza.”
Da parte nostra possiamo serenamente concedere che si tratta di teatro a buon livello, che un napoletano certamente saprà gustare; solo che noi, per i nostri limiti linguistici, non riusciamo a capire che poche frasi, soprattutto quelle accompagnate dalla abbondante gestualità. Il resto è una melodica cantilena, che ci piacerebbe capire nel suo significato non sempre intuibile.
Non vorremmo essere frantesi, non è una critica a chi pratica questo tipo di teatro dialettale; solo che a noi è più congeniale il teatro dialettale veneto e abbiamo difficoltà con altri dialetti. Resta da parte nostra il rammarico di aver solo potuto intuire quello che non abbiamo potuto gustare appieno.
Forse, è una nostra opinione, nel programmare la stagione teatrale, bisognerebbe tener presente che a Thiene gli spettacoli in un dialetto stretto che non sia il nostro, non sono pienamente godibili per gran parte del pubblico e si perde quel profumo che il dialetto autentico, legato al mondo che lo parla, inevitabilmente emana.
Ferdinando Offelli - 28 feb.10