Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Il teatro di Dario Fo e Franca Rame

Mistero buffo

L’opera che gli valse il Nobel
“Mistero buffo” è l’opera teatrale che non solo nel 1997 valse a Dario Fo il Premio Nobel per la Letteratura, ma rappresenta forse la summa più completa eed articolata del suo teatro.
Anzitutto per “Mistero buffo” bisogna togliersi l’idea tradizionale di teatro, strutturato secondo precisi canoni; si tratta piuttosto, al dire di Dario Fo, di una “giullarata popolare” composta da una serie di monologhi su storie della Bibbia e sulla vita di Gesù, tratti soprattutto dai Vangeli apocrifi, cioè quelli che pur appartenendo alla tradizione popolare, non sono ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa.
Questi monologhi, in cui spesso si usa il grammelot, un linguaggio in cui sostanzialmente si parla senza dire e ci si spiega con la mimica gestuale, nel tempo sono cresciuti a dismisura al punto che, racconta Fo, a Torino per metterli in scena tutti non sono bastati 5 giorni di spettacolo.
Dario Fo, che sulle tradizioni popolari ha condotto un lungo ed approfondito studio, riconosce l’influenza su questa sua opera del Ruzante che nel dialetto pavano si era divertito a sbeffeggiare il potere e la cultura ufficiale.
La versione recentemente presentata da Repubblica su due dvd risale al 1997 quando venne registrata alla Palazzina Liberty di Milano e presentata dalla Rai in due serate per quasi 5 ore di spettacolo.
Si comincia col monologo relativo alla “fame di Zanni”, il prototipo di tutte le maschere della commedia dell’arte, un contadino bergamasco che parla un suo grammelot e sogna di saziare una fame atavica.
Seguono i brani su Benedetto da Norcia, la resurrezione di Lazzaro e quello famosissimo di Bonifacio VIII che viene da Cristo cacciato all’inferno a calci nel sedere.
Col grammelot si può impersonare in francese Scapino e in inglese un avvocato, finchè sulla scena arriva Franca Rame che nel ruolo di Maria espone il tragico dolore della madre per la morte cruenta del figlio, e che cerca di convincerlo, in quando Dio, a liberarsi e liberare anche lei da quel dolore.
Si potrebbe dire che con “Mistero buffo” Dario Fo tenta di umanizzare la religione, che non è più la religione del rito, ma una interpretazione del fatto religioso in chiave umana e popolare.
Ed è in questo senso che, per Dario Fo,il Cristo secondo cui “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli!” non può essere lo stesso Cristo di quella Chiesa che nei secoli è sempre stata dalla parte dei potenti, e che ha accumulato grandi ricchezze sfruttando, come Stato temporale, le masse dei diseredati.
Come sempre il teatro di Dario Fo, anche se visto attraverso un dvd, ti presenta una realtà estremamente semplice e razionale, ma nel contempo sconvolgente rispetto a quella da cui proviene quel pubblico che segue in estasi questo istrione del nostro tempo.
Ferdinando Offelli - 13 giu.10