Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale, 31 Stagione Teatrale

Otello

Un grande Otello, un po’ troppo teatrale
Un grande “Otello”, forse un po’ troppo teatrale. Questa è l’impressione che abbiamo avuto dopo lo spettacolo “Otello”, con interprete e regista Arturo Cirillo, recentemente andato in scena al Teatro Comunale di Thiene nell’ambito della 31^ Stagione Teatrale Thienese.
La vicenda del capolavoro Shakespeariano è abbastanza nota da non aver bisogno di grandi presentazioni. Otello, fresco sposo di Desdemona, viene preso dalla gelosia per i dubbi instillatigli dal perfido Iago, invidioso per la scelta di Cassio a luogotenente dell’esercito veneziano.
Accecato dalla gelosia, basandosi sull’espediente del fazzoletto perso da Desdemona e ritrovato in camera di Cassio, Otello uccide la sua sposa; scoperto l’errore finirà lui stesso suicida, mentre Iago verrà giustiziato.
Quella di Cirillo, grande interprete del ruolo di Iago, è una messa in scena dell’Otello decisamente moderna ed efficace nella scenografia e nei costumi, con alcuni aspetti innovativi non secondari. A buon livello anche la recitazione, compresa quella dei personaggi minori.
Otello, si è sempre detto, è il dramma della gelosia; ad un certo punto Iago recita:”la gelosia è un mostro dagli occhi verdi che si alimenta di se stessa”.
È tipico dei grandi capolavori di Shakespeare portare all’estremo un sentimento fino a travolgere e far soccombere il personaggio che ne è vittima.
Solo che nella versione di Cirillo, forse più che di dramma della gelosia si dovrebbe parlare di dramma dell’invidia. Al centro della vicenda non sembra esserci più il Moro di Venezia, ma il perfido Iago che gioca con un Otello debole e abbastanza sprovveduto, al punto da fargli credere tutto quello che vuole.
È in questo modo che il personaggio di Iago viene ingigantito, diventa il centro motore dell’azione in corso, mentre Otello è ridotto a personaggio che crede senza capire né verificare, un credulone che non sa valutare la realtà.
Questa è una scelta artistica, nata da una rilettura personale del capolavoro di Shakespeare, che possiamo anche guardare con occhio critico, ma che sulla scena è sufficientemente e coerentemente plausibile; per questo va accettata come interessante proposta interpretativa. Potremmo perfino leggerci una denuncia di quella che Ilvo Diamanti chiama la nostra vita "indiretta", cioè indotta e mediata dai mass-media.
Un nostro secondo dubbio riguarda piuttosto la misura della recitazione stessa, che abbiamo trovato un po’ troppo “teatrale”. Il testo del cigno dell’Avon è già per sua natura perfettamente teatrale, per cui alcune sottolineature rischiano di diventare un in più non necessario.
Abbiamo trovato, , pur restando ampiamente nell’ambito del grande teatro, che a volte sia nella impostazione che nella recitazione ci sia un sovratono abbastanza gratuito, un intenzionale accentuare momenti che sono già di per sé sufficientemente teatrali.
Ferdinando Offelli - 5 dic10