Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale, 31 Stagione Teatrale

Confidenze troppo intime

Azione scenica troppo frammentata
Capita a volte che le attrici troppo carine debbano misurarsi anche con la bravura; è quello che ci incuriosiva dello spettacolo “Confidenze troppo intime” di Jerome Tonnerre, recentemente andato in scena al Teatro Comunale di Thiene, nell’ambito della 31^ Stagione Teatrale Thienese, per la regia di Piergiorgio Piccoli e con Anna Valle come protagonista, insieme con Aristide Genovese.
Siamo nella Parigi degli anni ’70 e Anna (Anna Valle) per sbaglio entra nello studio di un consulente fiscale, William Faber (Aristide Genovese), invece che in quello dello psicanalista della porta accanto; il suo problema è quello di un rapporto con il marito che non sembra essere più lo stesso e che lei vuol approfondire aiutata dallo specialista attraverso una serie di confidenze personali.
Subito William, un professionista tradizionalista che vive entro i limiti del suo appartamento-studio-ufficio, attratto dalla misteriosa signora, non ha il coraggio di dirle che ha sbagliato porta, pur ripromettendosi di farlo la prossima volta.
Viene in questo modo iniziata una relazione tra i due fatta di appuntamenti settimanali che sembra aver poco di picanalitico, e molto di una attrazione amorosa, e che resterà nascosta fino alla fine, quando Anna lascierà il marito per spostarsi in provincia, dove William, uscendo finalmente dal suo bozzo, finirà per raggiungerla.
La morale, se c’è, sembra essere che solo attraverso una conoscenza approfondita di se stessi e del partner si può avviare un rapporto di coppia stabile e non basato solo sull’attrazione sessuale. Quello che una volta si chiamava amore.
La commedia, da un punto di vista teatrale, si presenta come troppo frammentata, con continui e fastidiosi cambi di scena, troppo frequenti per permettere quell’approfondimento psicologico che la situazione avrebbe richiesto; una strutturazione fatta con brevi sketches che magari va bene in tv, tra uno spot pubblicitario e l’altro, o al cinema, ma che secondo noi non è molto adatta al teatro, dove tutto si gioca sulla possibilità di approfondire, più che sui quella di correre.
E così tutto sembra risolversi in modo epidermico, senza che ci sia tempo per una macerazione o magari una maturazione interiore, che sembra avvenire fuori scena, senza che si capisca come.
Se questi sono possibili limiti imputabili all’autore o alla regia, non eccelsa ci è parsa anche la recitazione, che non sembra riuscire ad entrare nel profondo della vicenda, dando vita ai personaggi, e restando al livello di mestiere.
A parte la recitazione con microfoni, che al Comunale disturba soprattutto perché non necessaria, c’è poi la tendenza ormai purtroppo invalsa sui nostri palcoscenici a sottolineare le situazioni alzando la voce ed affrettando il ritmo recitativo.
Ferdinando Offelli - 5 dic.10