Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, teatro Comunale, 31^ Stagione Teatrale

Elisabetta II

In palcoscenico il flusso di coscienza di un anziano
Un’applicazione sul palcoscenico della tecnica narrativa che da James Joyce si chiama “stream of consciousness” e che da noi viene definita flusso di coscienza.
In questo modo, secondo noi, può essere definito il dramma “Elisabetta II” di Thomas Bernard, per la regia di Teresa Pedroni e con Roberto Herlitzka come protagonista, andato recentemente in scena al Teatro Comunale di Thiene, nell’ambito della 31^ Stagione Teatrale.
Robert Herrenstein, ebreo, padrone di un’industria di cannoni, ha perso le gambe in un incidente ed è costretto a vivere su una carrozzina, accudito dal fidato domestico Richard.
Tanto quanto Richard è taciturno, tanto Robert è logorroico con il suo incessante parlare, a commento ironico e a volte sarcastico di tutto quanto avviene attorno a lui, sia a Vienna che in villeggiatura.
È dai suoi discorsi che intuiamo l’intenzione di Richard di emigrare negli Usa con il figlio di un nazista, con cui ha una relazione, mentre tutti sono in attesa del passaggio del corteo con la regina Elisabetta II d’Inghilterra in visita di stato a Vienna, e che transiterà proprio sotto il balcone-terrazzo di casa Herrenstein.
Per l’occasione Robert ha permesso al nipote di invitare alcune persone, tanto che ne sono previste almeno 40.
Questo “Elisabetta II” di Bernard è un teatro più parlato che agito, tanto che sulla scena, a parte il finale tragico, non succede nulla, ma solo il continuo fluire dei pensieri di Robert che si sente in dovere di intervenire su tutto e su tutti.
Ne vengono fuori quasi 2 ore di monologo interiore a voce alta di Roberto Herlitzka, inframezzato da battute di assenso da parte della servitù o di qualche amico arrivato per l’occasione del corteo reale. Indubitabile la bravura del protagonista, interpretato da Roberto Herlitzka, che riesce a toccare tutti i toni e tutte le sfumature del linguaggio quotidiano nella situazione di un anziano ricco ed arrabbiato con il mondo; un pezzo teatrale da collezione, ci vien da dire, per il senso della misura e il controllo espressivo.
Pagato quanto dovuto alla bravura di Roberto Herlitzka, c’è da chiedersi “ma non si uccidono così anche i cavalli?”, una espressione con cui indichiamo lo sforzo che richiede allo spettatore normale seguire il testo recitato, per quanto la regista tenti di vivacizzarlo con vari espedienti teatrali.
Seguire il fluire dei nostri pensieri, in narrativa lo si è capito da tempo, significa pagare inevitabilmente lo scotto della incoerenza con cui questi si susseguono nella nostra mente, provenienti dal nostro subconscio; tra quello che incessantemente pensiamo e quello che comunichiamo più o meno volontariamente inteviene però una nostra scelta che risponde a razionalità e alla intenzionalità di ciò che vogliamo esprimere.
In questo senso “Elisabetta II” ci trasporta su un piano della coscienza di Robert Herrenstein in cui il flusso dei pensieri si traduce in un fiume di parole, ma dove si realizza anche il sogno-desiderio di far crollare il balcone su cui ci sono tutti quelli che nella vita quotidiana in qualche modo ci infastidiscono.
Ferdinando Offelli - 19 dic.10