Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale, 31^ Stagione Teatrale

Roman e il suo cucciolo

Grande teatro sul problema dell’immigrazione
La sensazione è quella di aver partecipato ad un grosso evento culturale. Stiamo parlando della rappresentazione al Comunale di Thiene per 3 serate, nell’ambito della 31^ Stagione Teatrale, di “Roman e il suo cucciolo” di Reinaldo Povod, con Alessandro Gassman, che ne è anche il regista.
Anzitutto la trama; il testo messo in scena è un adattamento alla situazione italiana del dramma “Cuba & his Teddy Bear” con Robert De Niro, andato in scena con grande successo negli Usa.
Insieme con Edoardo Erba, Gassman ha adattato questo dramma in origine sul mondo degli esuli cubani, al mondo degli immigrati della zona del Catilino a Roma.
Roman (Alessandro Gassman) è un rumeno arrivato in Italia con la madre per fuggire dalla dittatura di Ceausescu, e che nella Roma dell’estrema periferia sopravvive facendo lo spacciatore. Si era sposato, ma la moglie se ne era andata lasciandolo solo con un figlio che tocca a lui crescere.
Ci sono diversi livelli di lettura con cui si può criticamente affrontare questo lavoro teatrale. Su un piano puramente drammatico potremmo dire che, almeno per il momento, Alessandro Gassman è più bravo come attore che come regista. L'immedesimazione con il personaggio ha reso credibilmente "rumeno" il protagonista, così come una buona prova recitativa è stata dal cucciolo,Giovanni Anzaldo.
L’uso costante di un tono “gridato” al Comunale di Thiene non è necessario e soprattutto impedisce agli spettatori la comprensione della battute dialettali; questo, insieme ad una certa pesantezza nella seconda parte, sono aspetti che vanno segnalati costruttivamente, ma a cui in definitiva si può passar sopra.
Un secondo livello è il rapporto irrisolto tra il padre spacciatore ma che tende a dare un futuro normale al suo “cucciolo” e il figlio adolescente, un immigrato di seconda generazione che nello sforzo di integrarsi rifiuta la cultura rumena del padre per aderire a quella del paese in cui si trova a vivere.È qui che il dramma “Roman e il suo cucciolo” si è di molto innalzato, raggiungendo uno spessore culturale che non ci può non far pensare all’attualità della situazione italiana dove non mancano certo i problemi di una seconda generazione di immigrati. Un problema sociale, quello della seconda generazione di immigrati, da noi non ancora pienamente emerso.
Ma c’è secondo noi un livello di lettura ancora superiore; abbiamo la sensazione che “Roman e il suo cucciolo” sia un’opera destinata a restare nel tempo perché coglie l’essenza di una situazione, sia pure in fase evolutiva, cioè l’inevitabilità dell’integrazione sociale degli immigrati nella nostra società.
Da sempre il teatro, la cultura in genere, sottolineano come questo passaggio nel tempo avvenga inevitabilmente, anche se si presenta spesso in forma traumatica, con crisi di identità ed esplosioni di violenza su cui dobbiamo riflettere.
Noi abbiamo netta la sensazione che “Roman e il suo cucciolo” stia svolgendo la stessa funzione sociale che, per esempio, negli Usa è stata a suo tempo svolta da “Uno sguardo dal ponte” di A. Miller sul problema dell’integrazione negli Usa degli immigrati italiani.
Ferdinando Offelli - 23 gen.11