Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, Teatro Comunale, 31^Stagione Teatrale

Art

Commedia di Yasmina Reza sull’arte e l’amicizia
Ben recitata ma non sempre sostenuta nel ritmo, la commedia “Art” di Yasmina Reza recentemente andata in scena al Teatro Comunale di Thiene nell’ambito della 31^ Stagione Teatrale.
Una delle più rappresentate commedie degli anni ’90, pluripremiata non solo in Francia ma anche nel Regno Unito e negli Usa, Art è diretta da Giampiero Solari ed interpretata da Alessio Boni, Alessandro Haber, Gigio Alberti.
La vicenda è quella di 3 amici Serge, Yvan e Marc che si confrontano su un quadro acquistato da Serge, appassionato di arte moderna, per una cifra spropositata. Solo che il quadro si presenta come una tela assolutamente bianca, su cui con la fantasia si possono intravvedere delle striature.
Su quest’opera, fra l’altro molto costosa, nasce una discussione tra Serge, un dermatologo, che l’ha acquistata e Marc, un ingegnere, che razionalmente non riesce ad accettarla come opera d’arte.
In mezzo a loro si pone Yvan che cerca di dar ragione a tutti per smussare le divergenze e per il buon vivere pacifico; anche perché lui ha il problema di convolare a nozze con la figlia di un proprietario di cartolibreria, campo in cui lavora e da cui trae quanto gli serve per vivere.
Niente come un quadro d’arte moderna è per sua natura opinabile, soprattutto se, come nel nostro caso, si tratta di una superficie bianca. Nella accanita diatriba, che ad un certo punto sta per degenerare in lite brutale, gli amici pian piano si rendono conto, anche per la mediazione di Yvan, che forse aver ragione su una disputa d’arte moderna non vale il rischio di perdere l’amicizia con gli amici di sempre.
Buona la recitazione dei tre attori, con i soliti peccati veniali del gridato e delle frasi affrettate; splendido Haber nei suoi soliloqui. Di effetto anche il gioco scenografico delle tende centrali che permettono il cambio di scena.
È forse il testo che, nonostante i vari riconoscimenti, non ci è sembrato convincente; la lungaggine e l’insistenza dei discorsi a volte nuociono alla possibilità di mantenere costante l’attenzione del pubblico.
Bisogna forse essere in sala per sentire i sospiri di chi a stento riesce a seguire il troppo parlato. Anche perché più che di concetti profondi o di pensieri su cui meditare, si tratta di frasi comuni e di banalità quotidiane.
Ferdinando Offelli - 13 mar.11