Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Brillante inizio della 32^Stagione Teatrale

Quello che prende gli schiaffi

Quando il teatro mette in scena la vita
Ci sono almeno 2 livelli in base ai quali considerare lo spettacolo “Quello che prende gli schiaffi” andato recentemente in scena al Teatro Comunale di Thiene come apertura della 32^ Stagione Teatrale.
Anzitutto l’aspetto teatrale. Liberamente tratto da Leonid Nickolavic Andreev, narra la storia di uno scrittore che, tradito dalla moglie e dall’editore, abbandona la società in cui vive ed entra in una compagnia teatrale come clown, con lo strano nome di “Quello che prende gli schiaffi”, per gli amici “Quello”.
Qui evidentemente potrà guardare alle miserie umane da un’altra prospettiva, permettendosi persino di riderne e di far ridere. Un mondo leggero e fantastico dove ritrova, oltre a se stesso, anche il senso dell’amicizia con i colleghi e persino l’amore segreto per una ballerina muta, Leda, che il padre, nobile decaduto, vuole far sposare con l’odioso barone Regnard.
Quando “Quello” si rende conto che le logiche del mondo materialista da cui è fuggito rischiano di penetrare anche nel mondo di fantasia del palcoscenico su cui si è rifugiato, decide di ribellarsi e avvelena Leda che era sospesa tra i due mondi.
Glauco Mauri all’inizio dice che vivremo in una favola, e nel fantastico mondo della favola la storia si svolge, con una coerente e magnifica scenografia. Quindi grande spettacolo!
Il secondo livello di cui abbiamo parlato è quello con cui attraverso il simbolismo della favola ci descrive il momento contingente di crisi di valori che stiamo vivendo in Italia e che in estrema sintesi potremmo definire come berlusconismo, che va ben oltre la ormai patetica figura del premier.
In Quello (Roberto Sturno) abbiamo visto, quasi in uno specchio, la stessa rabbia interiore che proviamo di fronte alla degenerazione morale e civile cui la nostra società è arrivata.
Abbiamo visto sul palcoscenico quello stesso senso di impotenza che ci impedisce di reagire alla situazione che sarebbe ridicola se non fosse drammatica, di questa fase finale della dissoluzione dei valori civili del nostro vivere.
Vedere rappresentata in teatro la nostra stessa rabbia interiore, ha avuto l’effetto di oggettivizzarla e di permetterci di analizzarla, trovando conforto in una condivisione che, non sappiamo quanto coscientemente, sembrava aver coinvolto anche il pubblico.
Proprio per questa identificazione con la ribellione di Quello, non abbiamo condiviso la sua scelta di uscirne con un atto di violenza, per quanto un pistolotto oratorio di Papa Briquet (Glauco Mauri) ne abbia condannato il gesto.
Noi, pur soffrendo la stessa situazione, viviamo nella speranza di uscirne democraticamente, recuperando il senso di pudore politico (e non) così miseramente naufragato nel pantano dei miasmi del berlusconismo.
“I tempi sono difficili – dice Glauco Mauri – ma sono proprio questi i momenti in cui l’impegno deve difendere e qualificare il nostro lavoro di uomini di Teatro”; ecco il modo migliore per festeggiare i 30 anni della Compagnia Mauri-Sturno.
Ferdinando Offelli - 6 no6 v.11