Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
Thiene, 32^Stagione Teatrale

Il Borghese Gentiluomo

All’insegna di una opulenta teatralità napoletana
All’insegna della più opulenta teatralità napoletana la commedia di Moliére “Il borghese gentiluomo”, andata in scena questa settimana al Teatro Comunale di Thiene, nell’ambito della 32^ Stagione Teatrale.
Scritto dal commediografo francese per le feste di ottobre del 1670 alla corte di Luigi XIV, la commedia, anzi la comedie-ballet, mira anzitutto al divertimento del sovrano e del suo pubblico, con lo stesso Molière fra gli interpreti.
La vicenda è quella di messieur Jourdain, un ricco borghese che aspira a qualche titolo nobiliare e per questa sua mania diventa vittima e zimbello di tutto un sottobosco di sfruttatori da cui viene messo in ridicolo, per quanto la moglie, più pratica, cerchi di avvisarlo.
La situazione precipita quando il nostro Jourdain rifiuta la mano di sua figlia ad un innamorato senza la opportuna caratura di nobiltà.
D’accordo con la miglie decidono quindi di mettere in scena una atroce beffa, la cosiddetta “Cerimonia turca”, con cui monsieur Jourdain viene ufficialmente nominato “mamaluque” in cambio della sua approvazione al matrimonio con il sultano, cioè dell’innamorato travestito.
Naturalmente il finale lieto e d’obbligo, con una serie di matrimoni celebrati davanti al notaio.
La messa in scena di Massimo Venturiello, che è anche il regista, e Tosca, è decisamente all’insegna della teatralità ed ha come sfondo Napoli, dove si svolge la vicenda.
La scena per tutta la commedia si presenta con lo sfondo coperto di indumenti appesi insieme a qualche quadro che arriva fino raggiungere la sommità del palcoscenico, diventando in qualche modo ossessivo, pur nella variare dei giochi di luce.
Bellissima la musica, con un mix di tradizione napoletana e di opera lirica, e con cantanti e suonatori di sicura bravura.
Anche i costumi seguono l’evolversi della vicenda, sottolineando con gusto i caratteri dei personaggi.
Insomma tutta questa opulenta teatralità decisamente napoletana non ci avrebbe disturbato, se non fosse che gli attori cantavano e parlavano in stretto napoletano, lingua con cui né noi né, pensiamo, Luigi XIV, si ha dimestichezza.
E per noi non c’è niente di peggio a teatro che non poter seguire i dialoghi tra gli attori che, in aggiunta, usavano un tono spesso gridato, ciò di cui al Comunale di Thiene proprio non c’è di bisogno.
Abbiamo assistito quindi ad un grande spettacolo in teatro che non siamo stati messi in condizione di apprezzare a fondo.
Ferdinando Offelli - 27 nov.11