Thienet
I primi 14 anni La rivista on-line di Thiene e dintorni Editor: Ferdinando Offelli   Webmaster: Fabio Costa
TEATRO
32^Stagione Teatrale Thienese

Romeo e Giulietta

Una buona interpretazione di un capolavoro
Una volta dicevamo, forse per galanteria, “Giulietta e Romeo”; poi all’università si arrabbiavano se non dicevi “Romeo and Juliet”, che finalmente è stato tradotto con “Romeo e Giulietta.
Non crediamo sia necessario riassumere la trama di un capolavoro shakespeariano molto conosciuto, con il suo rocambolesco e tragico intreccio, recentemente proposto al Teatro Comunale di Thiene, nell’ambito della 32^ Stagione Teatrale, con Lucas Waldem Zanforlini come Romeo e Fiorenza Pieri nel ruolo di Giulietta.
Il metro critico per misurare un dramma come quello di “Romeo e Giulietta” crediamo sia il livello di intensità interpretativa e la rispondenza allo spirito dell’originale.
Sulla intensità interpretativa bisogna riconoscere che gli attori tutti sono stati molto efficaci, rispondendo in pieno al clima del dramma; oltre ai protagonisti abbiamo gustato le interpretazioni della Nutrice e di Frate Lorenzo.
Ricordiamo che l’idea che sta alla base del “Romeo and Juliet”, a dirla in breve, è che di troppo amore si può morire. Il genio di Shakespeare è quello di portare i sentimenti umani (amore, odio, avidità di potere…) fino ad un livello in cui il sentimento annienta la persona coinvolta.
Anche sul piano gestuale l’amore tra i due protagonisti è stato reso con naturalezza e in modo delicato. Diverso il nostro discorso sulla recitazione, che però riguarda un po’ tutti gli attori andati in scena.
Il solito vezzo, più volte da noi rilevato, dell’alzare la voce accelerando il ritmo della frase per sottolineare alcuni momenti particolarmente intensi in cui si vuol esprimere rabbia o veemenza, in genere impedisce di seguire il testo recitato, facendo perdere allo spettatore il senso della frase pronunciata; questo in un’opera come “Romeo e Giulietta” caratterizzata dal linguaggio particolarmente poetico, fa gustare meno la delicata suggestiva poeticità del testo stesso.
Al Comunale di Thiene non serve gridare, si capisce bene tutto purchè le frasi siano ben scandite col giusto tono, come abbiamo visto fare ai grandi attori, tipo Glauco Mauri o Umberto Orsini.
Siamo comunque convinti di aver assitito ad una messa in scena della tragedia shakespeariana di valore assoluto, includendo in questo anche la scenografia e soprattutto i magnifici costumi.
Un’altra cosa ci ha invece fortemente disturbato. Quando nella scena finale, con i morti ancora stesi a terra, il Principe costringe il Capuleti a dare la mano al Montecchi in segno di riconciliazione, con promesse di innalzare a Verona statue d’oro per i due amanti, dopo la stretta di mano il Montecchi si pulisce con ribrezzo la mano sul suo mantello, dimostrando che l’odio non è finito. Abbiamo controllato sull’originale inglese e questo gesto non c’è, per cui consideriamo del tutto inopportuno che il regista l’abbia introdotto, falsando lo spirito dell’originale.
Con Shakespeare queste licenze non sono permesse!
Ferdinando Offelli - 18 dic.11